Il giornalista Claudio Fava, autore e regista de “La firma”, il dramma teatrale in scena al Teatro Massimo, sottolinea come nella trama, cui fa da sfondo il regime dittatoriale in Argentina, si riflettano le lacerazioni dell’animo umano
“Poiché per molti anni, in qualità di inviato, sono stato in Argentina – dice – mi è sembrato doveroso rappresentare gli orrori della repressione contro gli oppositori che, detenuti in centri clandestini, venivano spesso drogati, torturati e lanciati ancora vivi dagli aerei nell’Oceano Atlantico. Le donne gravide, poi, venivano uccise dopo il parto, così da consentire l’adozione dei neonati a famiglie conniventi. Un’oscurità intellettuale e morale che permea le pagine del mio romanzo “Non ti fidare” – pubblicato da Fandango e in uscita il prossimo 14 marzo. Senza volermi soffermare sul libro, tengo a dire, comunque, che sul palcoscenico il finale è “chiuso”, per consentire alla protagonista l’apertura di un nuovo capitolo nella sua vita. Teresa, combattuta tra le ragioni di un sentimento naturale verso il sedicente padre e quelle imposte dalla legge, vorrebbe affrancarsi dal potere decisionale esercitato su di lei sino ad allora”.
Dal canto suo, Federica De Benedittis, attrice protagonista del dramma, sottolinea: “La neutralità del registro linguistico, utilizzata sul palco, senza particolari inflessioni che lascino trapelare le radici argentine del dramma, vuole rappresentare l’universalità del dolore e della Storia, che si ripete”.
“Per quanto riguarda i personaggi – dice Ninni Bruschetta, che è anche scrittore – nei romanzi posso scrivere e descrivere pensieri, sentimenti e quanto è impalpabile, nel teatro, invece, il personaggio si esprime soltanto attraverso i dialoghi e l’azione. Credo, inoltre, che il mio ruolo sia più facile di quello di Federica, poiché io conosco la situazione e, in fin dei conti, sono anche complice”.
Fra i due il dialogo è serratissimo e la verità è soltanto figlia della soggettività.









