Aggiornato al 02/05/2026 - 13:42
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Presentazione

“Le voci dei cortili”: Concetto Scandurra racconta l’anima popolare di Siracusa

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Grande partecipazione per la presentazione dell’opera “Siracusa di ieri e di sempre”: “Per il siracusano il forestiero non è il nemico… l’altro è una parte di se stesso”

La grande Storia, quella dei manuali scolastici, spesso dimentica il rumore della vita vera, quello che scorreva nei cortili, tra le voci della gente comune, i giochi dei bambini e i drammi quotidiani. È per colmare questo vuoto e preservare la memoria collettiva che è nato il libro “Siracusa di ieri e di sempre – Le voci dei cortili con appendice poetica”, scritto dal preside e autore siracusano Concetto Scandurra.

L’opera letteraria è stata presentata lo scorso 26 aprile 2026 davanti a un folto e attento pubblico presso la storica sala Convegni dell’Idroscalo di Siracusa. L’evento, intitolato significativamente “Per non dimenticare”, è stato fortemente voluto e organizzato dall’Associazione Arma Aeronautica di Siracusa, segnando tra l’altro la riapertura del salone dell’Idroscalo alle attività culturali dopo anni di chiusura.

Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione, Giovanni Girmena.

“Ciò che non si ricorda, lentamente si perde e finisce per indebolire la nostra verità – ha sottolineato Girmena introducendo l’autore –. Noi vogliamo curare e condividere questo tipo di cultura locale, vissuta nei cortili. Da ragazzi ci incontravamo e giocavamo proprio lì. La sera ascoltavamo i nostri nonni ed i genitori raccontarci ricordi e aneddoti. Grazie a questo libro possiamo trasmettere spezzoni preziosi di memoria”.

L’intervento di Concetto Scandurra ha offerto una profonda riflessione sociologica e antropologica sull’identità siciliana.

“Molti dicono che l’identità crea muri, ma quando l’identità riguarda una realtà come quella siciliana, che ha in sé le realtà di tanti popoli, non è separazione – ha spiegato l’autore –. Per il siracusano il forestiero non è il nemico, a cui bisogna chiudere la porta, l’altro è una parte di se stesso. La Sicilia, detta terra di invasioni, non è mai stata invasa da nessuno: noi abbiamo chiamato tanti popoli per i nostri interessi. Da qui nasce la nostra realtà che si traduce poi nella lingua”.

Citando Leonardo Sciascia (“la Sicilia è metafora dell’umanità”) e un’antica filastrocca che definisce l’Isola “il diamante di Dio”, Scandurra ha ribadito l’importanza di difendere la memoria: “L’innovazione non deve cancellare il noi che siamo stati”.

Il cuore del libro è affidato alla tecnica del racconto breve. Scandurra ha emozionato il pubblico rievocando i momenti più drammatici, come il devastante bombardamento del 27 febbraio 1943.

Tra le pagine emerge l’episodio struggente di una madre ritrovata avvinghiata alla figlia, come in un gruppo scultoreo, uccisa dalle bombe mentre la dondolava senza fuggire per non svegliarla. E poi ci sono gli aneddoti che strappano un sorriso amaro, come quello dei bambini siracusani affascinati dai soldati inglesi acquartierati nella scuola requisita: un militare regalava loro biscotti lanciando aeroplanini di carta incendiati. Solo l’intervento indignato del colto “professore don Paolo” svelerà il dramma: quegli aeroplanini erano le pagine strappate di una rara edizione settecentesca del Rerum natura.

A rendere la presentazione ancora più suggestiva e accattivante, le narrazioni di Scandurra sono state alternate dall’esecuzione di antiche nenie, cantilene e filastrocche dialettali interpretate magistralmente dall’insegnante Rosaria (Rosy) Pellegrino, che ha anche letto una poesia tratta dall’appendice finale del volume.

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