Tante le donne che potrebbero far parte del dream team di Draghi. Alla Giustizia sembra fatta per l’ex presidente della Consulta Marta Cartabia, che sembra l’unico nome certo, mentre sul fronte economico continua a girare con insistenza il nome di Lucrezia Reichlin. Sarebbe destinata alla guida del Mise.
Per lo Sviluppo economico circola anche il nome dell’ex direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, mentre agli Interni sempre più insistenti i rumors sulla riconferma di Luciana Lamorgese. Altro nome in pole, sul fronte delle donne, è quello della giurista Luisa Torchia, potrebbe essere destinata al ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Elisabetta Belloni, segretario generale del ministero degli Esteri e volto storico della Farnesina, al dicastero degli Esteri anche se potrebbe restare Luigi Di Maio. All’istruzione, centrale per le politiche di Draghi: la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni è tra le certe, ma viene considerata ‘papabile’ anche al ministero della Salute, sempre che Roberto Speranza non resti al suo posto.

A parte Antonio Tajani, magari al ministero per gli Affari Ue visti i trascorsi, anche da Forza Italia potrebbe arrivare una buona rappresentanza rosa. Si parla delle due capigruppo, Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini. Ma circola anche il nome di Mara Carfagna. E chissà se, a sorpresa, non spunti anche quello della siracusana Stefania Prestigiacomo, già ministro delle Pari opportunità e all’Ambiente. Appare davvero lontano il suo coinvolgimento, ma la decana e fedelissima (di Berlusconi) deputata azzurra non avrebbe nascosto ai suoi più fedeli sostenitori la voglia di impegnarsi in un dicastero a lei caro come quello del Mezzogiorno. Magari come viceministro. Sembra però che l’atteggiamento distaccato di Gianfranco Miccichè non stia certo aiutando la Prestigiacomo a raggiungere l’obiettivo.
Quanto ai partiti, per i dem corrono Dario Franceschini, Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, anche se resta l’incognita Zingaretti. Per i Cinque Stelle avanti Luigi Di Maio, subito dietro Stefano Patuanelli ma anche Stefano Buffagni che, a sorpresa, potrebbe essere della corsa. Fuori dai giochi il premier uscente Giuseppe Conte, che ha rotto gli indugi ufficializzando il suo no. Per Iv in pole l’ex ministra dell’Agricoltura Bellanova, ma anche Ettore Rosato e Boschi potrebbero essere carte spendibili.
E per continuare sul fronte dei partiti, la Lega pone in cima alla lista Giancarlo Giorgetti, Giulia Bongiorno, Riccardo Molinari e Massimo Garavaglia. Ma l’ex sottosegretario alla presidenza del Conte I non dovrebbe avere rivali nella corsa al governo Draghi.
Alla sanità è sempre più certo il nome di Rocco Bellantone, direttore del governo clinico del Gemelli e preside della Facoltà di Medicina della Cattolica di Roma. Potrebbe però anche essere il sostituto del super commissario all’emergenza Domenico Arcuri, finito nel mirino di diverse forze politiche.
Donne ma non solo, naturalmente. Sono tanti i nomi maschili che rimbalzano per un ruolo nel governo Draghi. Tra quelli sulla rampa di lancio, il direttore generale di Bankitalia Daniele Franco, il vicepresidente operativo della Bei Dario Scannapieco, il vicedirettore di Bankitalia Luigi Federico Signorini, ma anche ‘mister spending review’ Carlo Cottarelli e il numero uno dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Sono nomi proiettati, naturalmente, su dicasteri di matrice economica. Al dicastero del Lavoro il nome che resta saldamente in pista è quello di Enrico Giovannini.







