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Incendio Ecomac, Auteri e Scarinci (DC): “Le leggi ci sono e impongono responsabilità alle aziende”

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Il deputato regionale e l’ex assessore all’Ambiente di Priolo intervengono sul rogo: “La normativa sulla qualità dell’aria è inadeguata per le aree industriali. Il Ministero deve intervenire con norme specifiche”

“Le leggi ci sono, possono essere migliorate ma certamente impongono responsabilità soggettive ai titolari degli impianti”. Intervengono sul caso dell’incendio all’Ecomac di Augusta il deputato regionale della Democrazia Cristiana, Carlo Auteri, e il suo collaboratore Beniamino Scarinci, ex assessore all’Ambiente a Priolo ed esperto del settore. La loro analisi si concentra sulle normative esistenti e sulle criticità del sistema di controllo ambientale in aree industriali complesse.

Auteri e Scarinci: “Le responsabilità vanno ricercate nelle norme di prevenzione”

Secondo Auteri e Scarinci, le possibili responsabilità per l’incidente alla Ecomac vanno ricercate nel mancato rispetto delle “Linee Guida emanate con DPCM del 27/08/2021”, che mirano a rafforzare le misure di prevenzione e controllo dei rischi. “La stessa legge,” affermano, “prevede la responsabilità diretta delle aziende, e quindi anche di Ecomac, rispetto alla redazione e al continuo aggiornamento dei piani di emergenza interno ed esterno. Bisognerà verificare il funzionamento di tali piani nel corso dell’emergenza.”

Il problema di fondo: leggi inadeguate per le aree industriali

L’analisi si sposta poi su una criticità sistemica. Sebbene l’area industriale siracusana sia stata dichiarata “ad elevato rischio di crisi ambientale” (Aerca) già nel 2005, le normative successive, come il Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006) e la legge sulla qualità dell’aria (Dlgs 155/2010), non sarebbero adeguate.

“La legge 155/2010,” sottolineano Auteri e Scarinci, “si basa fondamentalmente sull’inquinamento derivante dal traffico veicolare e non da una zona industriale.” Di conseguenza, “le centraline disposte sul nostro territorio analizzano in continuo l’atmosfera rispetto a una minima parte di inquinanti che invece provengono dal polo industriale”. Inoltre, i dati validati si basano sulla concentrazione, ma secondo i due esperti, un polo industriale come quello di Siracusa meriterebbe una valutazione dei flussi di massa degli inquinanti per capire le reali quantità immesse in atmosfera, al di là dell’effetto di diluizione.

Le proposte: indagini, nuove norme e potenziamento dei controlli

In conclusione, Auteri e Scarinci, pur ringraziando gli organi di controllo e soccorso per il loro lavoro, avanzano precise richieste:

  • Esortano l’Autorità Giudiziaria a svolgere indagini sulle responsabilità dirette.
  • Auspicano che il Ministero intervenga con una norma sulla qualità dell’aria specifica per le aree industriali e Aerca.
  • Ricordano che la Regione Siciliana ha già adottato il suo piano per la qualità dell’aria nel 2020 e che, con gli altri parlamentari della provincia, sono stati destinati 2 milioni di euro all’Arpa per il potenziamento di personale e strumentazione.

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