Aggiornato al 02/03/2026 - 10:20
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L'INTERVISTA

Tiziana Roggio, il medico di Augusta sarà Cavaliere del Lavoro: “Ringrazio Mattarella, pronta a tornare a Gaza”

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La cerimonia domani al Palazzo del Quirinale: “Al Presidente chiederò di dare udienza ai rappresentanti delle Ong, Gaza non va dimenticata”

Salvare la vita dove la morte non arretra è una missione da portare avanti con la dignità di essere utili. Tiziana Roggio, chirurgo plastico di Augusta, ha dimostrato di esserlo e di esserci nella bolgia del dolore nella Striscia di Gaza, dove le madri pregano e i bambini non giocano più. Per la sua attività all’Ospedale Nasser, in cui ha operato e salvato la vita a centinaia di persone dal 12 maggio al 5 giugno 2025, la 38enne augustana è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella.

Domani, al Palazzo del Quirinale, Tiziana Roggio sarà tra i 31 nuovi cavalieri che riceveranno l’onorificenza. Le tappe successive saranno Londra, la città che l’ha adottata e che la vede all’opera al St George’s Hospital, e poi ancora Gaza. L’obiettivo del medico, infatti, è di fare ritorno sul territorio della Striscia a fine marzo per fornire sostegno all’equipe che ogni giorno è in prima linea per arginare l’emergenza umanitaria, grazie anche al contributo delle organizzazioni non governative presenti.

 

Tiziana Roggio, come è nata nel 2025 l’idea di recarsi nella Striscia di Gaza?
“Ho conosciuto un collega durante il training in Inghilterra, e altri con cui lavoro a stretto contatto hanno fondato una Ong. Negli anni hanno fatto tantissimi viaggi in Palestina e Cisgiordania, quindi mi sono offerta volontaria per partire”.


Da chi ha appreso dell’onorificenza del Presidente Mattarella?
“Mi hanno chiamata dalla Segreteria del Quirinale comunicandomi la scelta del presidente. Ho avuto bisogno di tempo per realizzare. Non me lo aspettavo e mi fa enormemente piacere, ma la prima che ho pensato è stata la grandezza del Presidente della Repubblica nel riconoscere il lavoro svolto dal personale medico a Gaza. Sicuramente non è una decisione popolare, è come se si fosse preso la responsabilità di dare valore a quello che è stato fatto”.

Cosa significa per lei questo riconoscimento?
“Per me questa onorificenza ha e avrà senso solo se servirà a dar peso alla causa palestinese. Bisogna parlare ancora di Gaza, di quello che succede lì ogni giorno. Vorrei che chi ha davvero il potere di agire lo faccia fino in fondo, e in questo la politica ha davvero il potere di cambiare le cose. Io sono stata a Gaza per tre settimane, ma ci sono operatori umanitari che sono lì costantemente. Non dobbiamo dimenticare chi vive la crisi umanitaria ogni giorno”.

Come si svolgevano le giornate all’ospedale Nasser?
“Operavamo circa 10-12 pazienti al giorno, in strutture ospedaliere gestite anche dalle Ong. Da noi c’erano delle sale operatorie di Medici senza Frontiere, con operazioni di ortopedia e chirurgia plastica. Non esiste la possibilità di programmare, si lavora solo in emergenza. La metà dei pazienti erano bambini e avevano la precedenza. A seguire gli adulti. Quando finivi la lista operatoria non avevi mai la sensazione di avere davvero finito, ti sentivi sempre incompleta”.


Cosa serve di urgente adesso agli ospedali?
“La priorità è il prolungamento delle licenze per le Ong, oltre 30, in modo che possano continuare a operare. Perdendo il loro apporto mancherebbero servizi medici e farmaci, che sono assolutamente essenziali. Significherebbe, inoltre, aumentare a dismisura la gravità della situazione e ampliare l’emergenza umanitaria. Considerato che le Ong impiegano anche personale palestinese, in caso di mancato rinnovo delle autorizzazioni tante famiglie si ritroverebbero senza un sostegno economico”.

Che notizie le arrivano dai colleghi a Gaza?
“Ho sentito un collega medico anestesista palestinese, e mi ha chiesto se posso portargli una torcia da tenda: se ci pensiamo è qualcosa di assurdo. Quello che per noi è banale lì diventa fondamentale. La mia onorificenza deve servire a dare visibilità a chi, ogni giorno, è presente sulla Striscia di Gaza”.

 

Cosa si può fare in Italia per dare sostegno al vostro lavoro?
“Continuare a parlare di quello che succede, ma soprattutto agire. Bisogna fermarsi un attimo, non estraniarsi e pensare che ogni giorno migliaia di persone vivono in condizioni disumane, con la sola colpa di essere nate in quella parte di mondo. Serve empatizzare con la popolazione di Gaza, sentirli vicino e avere un po’ più di umanità, che oggi è sempre in decrescita, come possiamo vedere dai politici di tutto il mondo”.

Tornerà a Gaza?
“Certamente. Se mi lasceranno entrare sarò li a fine marzo con la stessa Ong con cui sono stato lo scorso anno. Non so ancora se opererò nello stesso ospedale ma spero di poter dare ancora il mio contributo”.

E al presidente Mattarella, al Quirinale, cosà chiederà?
“Intanto lo ringrazierò, e poi gli chiederò di dare udienza ai rappresentati delle associazioni umanitarie e a chi vive ancora oggi l’emergenza umanitaria a Gaza. Chiederò che l’Italia si esponga di più a supporto delle Ong, per permettere loro di fornire ulteriori aiuti. Gaza non è poi così lontana, ognuno di noi può fare la differenza”.

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