Aggiornato al 19/01/2021 - 17:41

Viene catturato Totò u curtu

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Totò Riina, trent’anni di sangue per scalare la vetta  di cosa nostra. Un fiume di sangue e denaro sono il sinonimo della carriera di Totò u curtu o la belva, il bracciante agricolo che a stento sapeva parlare in italiano ma che riuscì a colpire lo Stato come nessuno aveva mai fatto prima.

La vita di Totò è segnata da giovanissimo, quando l’esplosione di una bomba americana, presa per venderne la polvere da sparo, uccise il padre e il fratello più piccolo. Assoldato da Luciano Liggio, corleonese come lui, inizia ad impratichirsi uccidendo un coetaneo e per lui si aprono le porte delle patrie galere.

Da allora non si fermerà più. La fame, che è la vera ragione della sua pratica criminale, e la brama di potere successivamente, segnano la sua carriera fatta di eventi divenuti storici e simbolici.

La mattanza, una strage che fece oltre mille morti, tra mafiosi e innocenti, segnò in pochi anni  l’ascesa di un capo indiscusso e vendicativo. Aveva pochi amici, era infatti molto diffidente, perché lui stesso praticava l’adescamento dei nemici con l’inganno e il denaro, ed ebbe un solo amore.

La mafia di Riina si è seduta ai tavoli dei grandi appalti miliardari di opere pubbliche, sviluppato grossi traffici internazionali di droga e sferrato gli attacchi frontali e sanguinari allo Stato in quella che è passata alla storia come “strategia stragista” del biennio ’92-’93.

Il 15 gennaio 1993 è una data storica perché i carabinieri pongono fine alla latitanza dell’uomo più ricercato d’Italia, grazie all’aiuto di Balduccio Di Maggio, autista di Riina e probabilmente dell’amico più fidato, Bernardo Provenzano. L’arresto e i giorni successivi sono stati discussi nelle aule di diversi tribunali per le particolari dinamiche.

Grazie alle dichiarazioni rese al giudice Giovanni Falcone dal boss dei due mondi, Tommaso Buscetta, a cui Riina uccise una quindicina di parenti, fu possibile risalire all’escalation brutale di Riina e a tracciare un quadro più chiaro sull’organizzazione criminale. Le confessioni di Buscetta e quelle successive di numerosi pentiti furono gli atti più importanti su cui si fondò il maxi processo di Palermo.

Molto ancora rimane da scoprire, tuttavia molti segreti si sono dissolti, ormai per sempre, con la sua morte.

 

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