Due detenuti rischiano fino a cinque anni di reclusione dopo aver aggredito un agente nel carcere siracusano causando 15 giorni di prognosi
La commissione disciplinare del carcere di Siracusa ha emesso la sua decisione dopo l’aggressione a un agente della polizia penitenziaria avvenuta nei giorni scorsi. L’episodio, che ha causato all’agente traumi tali da richiedere l’intervento del pronto soccorso con una prognosi di 15 giorni, ha portato a sanzioni disciplinari severe per i due detenuti coinvolti.
La commissione ha comminato il massimo della pena prevista: 15 giorni di isolamento, esclusione dalle attività comuni dell’istituto e perdita automatica della liberazione anticipata di 45 giorni. Quest’ultima sanzione si applica ai detenuti che nel semestre di riferimento non hanno mantenuto una condotta esemplare. La situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente con l’applicazione dell’articolo 14 bis del regolamento penitenziario.
L’articolo 14 bis riguarda il regime di sorveglianza particolare previsto dall’ordinamento penitenziario, una normativa che applica restrizioni specifiche ai detenuti considerati pericolosi o che turbano l’ordine all’interno dell’istituto. Questo regime limita la socialità e prevede l’alloggio in cella singola per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile in casi eccezionali.
Oltre alle sanzioni disciplinari interne, i due detenuti dovranno affrontare una denuncia penale. L’aggressione al personale di polizia penitenziaria è un reato grave punito con pene significative secondo il codice penale. Gli articoli che si applicano in questi casi includono la resistenza a pubblico ufficiale, la violenza o minaccia a pubblico ufficiale e le lesioni personali aggravate.
Le pene previste variano da sei mesi a parecchi anni di reclusione e possono aumentare se si tratta di agenti penitenziari. In casi estremi come l’omicidio di un pubblico ufficiale, le sanzioni si aggravano ulteriormente per le lesioni o l’uso di armi. La reclusione può arrivare da sei mesi a cinque anni e, se vi sono aggravanti come l’uso di armi o lesioni al pubblico ufficiale, la pena può aumentare.
Il fatto che il reato sia stato commesso in concorso da più persone rappresenta un’ulteriore aggravante che potrebbe portare a sanzioni ancora più severe. L’aggressione a un agente di polizia penitenziaria è considerata particolarmente grave perché avviene a danno di un pubblico ufficiale che opera in un contesto delicato come l’istituto penitenziario, nell’esercizio delle sue funzioni di servizio.
L’OSAPP, Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, attraverso il suo segretario provinciale Giuseppe Argentino, solleva interrogativi sulle conseguenze di questi episodi. Il sindacato evidenzia come per questi detenuti aggressivi la libertà personale sembri non avere alcun valore, dal momento che andrebbero isolati in circuiti penitenziari particolari con personale adeguato e preparato ad affrontare situazioni di questo tipo.







