L’ex candidato sindaco risponde all’ex vicesindaco che si è schierato a sostegno di Italia, chiede chiarezza sugli affidamenti comunali e accoglie con favore la mozione di sfiducia firmata da 14 consiglieri e la proposta di una commissione d’indagine
Si accende il confronto politico in città dopo la seduta del Consiglio comunale conclusasi tra dure contestazioni, richieste di dimissioni e l’annuncio di una mozione di sfiducia. Ferdinando Messina, candidato sindaco non eletto, risponde all’ex vicesindaco Edy Bandiera che si è schierato “senza se e senza ma” al fianco del sindaco Francesco Italia.
Bandiera aveva indicato nella “sana ironia” del sindaco ciò che avrebbe riportato serenità e lucidità in aula. Messina contesta questa lettura: una seduta chiusa tra contestazioni e richieste di dimissioni diventa, nel racconto dell’ex vicesindaco, un esempio di ritrovata serenità istituzionale. “Viene da chiedersi se Bandiera abbia assistito alla stessa seduta alla quale abbiamo assistito noi, oppure a un’altra”, afferma Messina, che si domanda se tra le misure di prevenzione della corruzione previste dall’Anac figurino anche le battute di spirito. Non erano certo quelle, osserva, le risposte che consiglieri e cittadini, presenti in aula o collegati online, si aspettavano su questioni tanto gravi e delicate.
Le domande poste in aula, ricorda Messina, erano semplici. “Che cosa ha fatto l’amministrazione da quando, nell’ottobre 2025, fu formalmente informata che un suo funzionario, responsabile di un appalto, era coinvolto in un’indagine? Quali controlli, quali atti, quali esiti? Il sindaco ha risposto che “sono seguiti atti formali”, aggiungendo di non voler dire altro. L’assessore alla Legalità ha riferito di “aver avviato un’ispezione sulla commessa oggetto dell’indagine giudiziaria, ma non ha spiegato perché non fosse stata disposta già nel 2025”.
“Forse che senza la spinta della magistratura certe verifiche non erano doverose?”, si chiede Messina.
“Bandiera, che era in giunta, avrebbe potuto aggiungere qualcosa nel suo comunicato – osserva Messina -. Ha invece preferito elencare i cantieri, tralasciando la mancata riapertura del mercato ittico, di cui aveva la delega assessoriale”.
“Sul garantismo siamo d’accordo, e vale per tutti, sindaco compreso – precisa Messina -. La presunzione di innocenza, però, protegge le persone dai processi anticipati e non esonera le amministrazioni dal dovere di verificare la correttezza e la trasparenza dei propri atti. Quel dovere non aspetta le sentenze, si chiama controllo interno, ed è ciò di cui in aula, secondo Messina, non si è trovata traccia nelle dichiarazioni di Italia e dell’assessore Coppa”.
Sulla «doppia morale» dei partiti, Messina ricorda che Bandiera “ne ha fatto parte e che grazie a quei partiti ha ricoperto la carica di assessore regionale, in quota Forza Italia di Miccichè”. Il ragionamento dell’ex vicesindaco, secondo cui altrove gli esponenti non si dimettono neppure quando sono coinvolti in vicende giudiziarie, gli appare singolare: “siccome altrove le cose vanno male, i siracusani dovrebbero sentirsi rassicurati? I problemi di Siracusa, sostiene, non si risolvono facendo l’inventario dei problemi altrui.”
Messina richiama poi l’immagine della pagliuzza e della trave. La trave, a suo avviso, è un sistema di affidamenti che, secondo le ipotesi della Procura europea, sarebbe stato orientato per anni verso le stesse imprese. “La pagliuzza dov’è? Ce l’ha chi lo fa notare e chiede trasparenza e risposte ai cittadini?”, domanda.
Sulle opere rivendicate da Bandiera, dalla riqualificazione di via Tisia allo Sbarcadero, dalle cento vie asfaltate ai cinquanta milioni del PNRR, Messina contrappone “la città vissuta ogni giorno dai cittadini: una rete stradale disseminata di buche, una mobilità congestionata come mai prima, piste ciclabili contestate, parcheggi insufficienti e un trasporto pubblico ancora inadeguato”. Aggiunge che “le fragilità della rete elettrica e le condizioni della rete idrica hanno prodotto, negli ultimi mesi, disagi inaccettabili, con intere zone alle prese con interruzioni e carenze di un servizio essenziale, e che le richieste dei cittadini agli amministratori troppo spesso sembrano destinate a restare senza risposta”.
Giudica poi “ampiamente contestato e inefficiente il servizio di igiene urbana, la cui gestione è passata da Tekra a Ris.Am., quest’ultima interessata da un provvedimento di sequestro e amministrazione giudiziaria nell’ambito di un procedimento della Procura di Nocera Inferiore”. Senza anticipare responsabilità giudiziarie, Messina ritiene “utile sapere quali verifiche abbia effettuato il Comune in occasione dell’autorizzazione al subentro, considerando che le criticità finanziarie e gestionali di Tekra erano già state oggetto di segnalazioni e contestazioni”.
Rilievi anche sui servizi digitali comunali: in un’epoca in cui il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione dovrebbe essere semplificato, accedere a determinate informazioni o completare alcune pratiche può diventare, osserva, “una prova di pazienza degna di un santo”.
“Questa è la città reale – sostiene Messina -, quella che non compare nelle fotografie delle inaugurazioni”. E cita la classifica del Sole 24 Ore che colloca Siracusa al 106° posto su 107 province per qualità della vita, mentre aumentano i reati denunciati, in controtendenza rispetto al resto della Sicilia. “Di fronte a questi numeri, che cosa ci sarebbe esattamente da celebrare?”, chiede rivolgendosi a Bandiera.
Ricorda inoltre che “l’ostello di Cassibile era un’opera apprezzata, inaugurata in Prefettura, e oggi è tra quelle al centro dell’inchiesta”. “Un’opera bella non certifica la regolarità della procedura con cui è stata affidata”, sottolinea. I siracusani, aggiunge, “misurano la città anche quando aprono un rubinetto, cercano un parcheggio o aspettano che il Comune risponda a una PEC”.
Messina accoglie con favore “il deposito della proposta di mozione di sfiducia firmata da 14 consiglieri e la richiesta di una commissione consiliare d’indagine, trasversale, con un audit tecnico indipendente sugli affidamenti degli ultimi cinque anni”. “Non per sostituirsi alla magistratura, ma per verificare ciò che l’amministrazione non ha finora chiarito”, spiega.
“La questione non è chi sta senza se e senza ma con Francesco Italia. È chi sta, senza se e senza ma, con i siracusani e con il loro diritto di conoscere, in trasparenza, come è stata amministrata la loro città”, conclude Messina.







