siracusapress.it
Ortigia

Il Tempietto di San Sebastiano a Ortigia: quando i portuali costruirono un altare alla gratitudine

siracusapress.it

condividi news

Eretto agli inizi del Novecento dai “vastasi” di Siracusa vicino a Porta Marina, il piccolo tempio neoclassico custodisce una copia del simulacro settecentesco del compatrono della città

Non è una chiesa, ma è molto di più. Il Tempietto di San Sebastiano, incastonato vicino a Porta Marina nel tessuto antico di Ortigia, è un atto di fede materializzato in pietra. Lo eressero agli inizi del Novecento i “vastasi” — i portuali siracusani, lavoratori del mare e del porto — come gesto di gratitudine verso San Sebastiano, compatrono di Siracusa e protettore contro la peste.

Il culto del santo affonda le radici nel XVI secolo, quando le epidemie arrivavano dal mare insieme alle navi e San Sebastiano veniva invocato come scudo contro il contagio. I lavoratori del porto — tra i più esposti al rischio — ne fecero il loro patrono, e il tempietto nacque come risposta devozionale collettiva, ex voto popolare di una comunità che viveva in simbiosi con il Mediterraneo.

L’architettura è di gusto neoclassico, sobria ed elegante: colonnine scanalate incorniciano l’ingresso e reggono un timpano triangolare sormontato da una croce. All’interno, un altare in pietra lavica ospita una nicchia dai toni rossi con una copia ridotta del simulacro settecentesco del santo, custodito nella chiesa principale a lui dedicata.

Piccolo nelle dimensioni, grande nel significato: il Tempietto di San Sebastiano rimane una delle espressioni più genuine della devozione popolare siracusana, ancora viva nelle processioni annuali del 20 gennaio, quando Ortigia torna a fare dei vicoli di pietra il palcoscenico di una fede che non conosce secoli.

Primo Piano

Ultimo saluto

ULTIMA ORA

CULTURA

EVENTI

invia segnalazioni