Depositata un’interrogazione alla Camera dopo l’allontanamento coattivo della bambina dalla famiglia affidataria. Sotto accusa la gestione dei servizi territoriali
Il deputato Matteo Richetti, capogruppo di Azione, ha depositato un’interrogazione parlamentare per richiamare l’attenzione del Governo sulla gestione del ricongiungimento familiare di una minore residente nel capoluogo aretuseo.
Il documento punta l’indice contro procedure che, secondo la denuncia, avrebbero ignorato il “superiore interesse del minore”, provocando uno sradicamento traumatico della bambina dal suo ambiente di vita consolidato.
Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, la minore era collocata da anni presso una famiglia affidataria preadottiva, dove aveva costruito solide relazioni affettive e frequentava regolarmente la scuola. Tuttavia, il percorso di ricongiungimento con la madre biologica sarebbe stato gestito in modo brusco, portando la bambina a un progressivo deterioramento del benessere psicologico, culminato nel rifiuto della frequenza scolastica.
“La minore sarebbe stata progressivamente allontanata dal proprio ambiente di vita e dalle relazioni affettive senza un adeguato progetto di accompagnamento – si legge nell’interrogazione –. Particolare allarme desta la decisione di procedere al trasferimento coattivo della minore presso un nuovo nucleo affidatario, misura giustificata come necessaria al ricongiungimento, nonostante le difficoltà del percorso non siano imputabili alla famiglia affidataria”.
Richetti richiama nel documento la giurisprudenza della CEDU, ricordando che l’Italia è stata più volte condannata per violazioni dell’articolo 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare). Il deputato evidenzia come il passaggio dalla famiglia affidataria a quella di origine rappresenti una fase di estrema fragilità che richiederebbe una collaborazione tra le parti, che in questo caso sarebbe mancata.
Un altro punto critico sollevato riguarda la stabilità della madre biologica: il provvedimento di ricongiungimento non prevederebbe misure idonee a garantirne la permanenza sul territorio nazionale, aumentando il rischio di un ulteriore, definitivo sradicamento della piccola.
Alla luce di questi fatti, l’interrogazione chiede ai Ministri competenti interventi urgenti su tre fronti:
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Verifica delle procedure: Accertare la correttezza dell’operato dei servizi territoriali di Siracusa e valutare la sospensione temporanea del ricongiungimento per tutelare la minore.
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Stabilità territoriale: Garantire la permanenza della madre biologica in Italia fino alla conclusione del percorso.
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Consulenza specialistica: Promuovere una valutazione psicologica indipendente per accertare l’impatto delle condotte descritte sulla bambina.
La vicenda mette ora sotto i riflettori il sistema di protezione minorile locale, sollevando interrogativi sulla capacità delle istituzioni di garantire la continuità educativa e la stabilità affettiva dei bambini coinvolti in percorsi così complessi.











