Aggiornato al 13/05/2026 - 12:12
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Crisi dello Stretto di Hormuz, Musso (Irem): “Colpisce anche il sistema industriale siracusano”

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L’AD di Irem analizza le ripercussioni logistiche ed economiche: “Costi di trasporto aumentati di oltre il 50%. Serve estrarre le nostre risorse e accelerare sulle rinnovabili”

La crisi internazionale legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz sta infatti iniziando a far sentire i suoi effetti concreti e pesanti anche sul sistema industriale della provincia di Siracusa.

A lanciare un chiaro allarme è Giovanni Musso, amministratore delegato di IREM, intervenuto ai microfoni dell’agenzia Adnkronos/Labitalia per analizzare a fondo le conseguenze economiche e logistiche dello scenario attuale.

Musso – che ricopre anche l’incarico di vicepresidente della sezione Metalmeccanici di Confindustria Siracusa e componente del gruppo tecnico Internazionalizzazione di Confindustria nazionale – ha spiegato come il blocco del Golfo stia già penalizzando duramente le aziende operanti sui mercati internazionali.

“Noi come Irem lavoriamo in diverse aree del mondo – ha dichiarato l’AD – e dopo lo stop allo Stretto di Hormuz stiamo riscontrando forti difficoltà nello spostamento delle attrezzature. In Oman, dove avevamo una company oggi chiusa, stiamo cercando di trasferire mezzi e materiali verso l’Egitto, dove continuiamo a operare, ma i costi di trasporto sono aumentati di oltre il 50% e anche dal punto di vista logistico la situazione è estremamente complessa”.

Il rincaro dei carburanti e dei noli marittimi si ripercuote direttamente sul tessuto produttivo aretuseo. Una dinamica che Musso definisce paradossale, considerando che colpisce proprio “una provincia come Siracusa, che rappresenta uno dei principali poli energetici del Paese”.

Per fronteggiare questa ondata di rincari, l’amministratore delegato di Irem ha indicato una serie di misure tampone, ponendo l’accento anche sui costi legati alle politiche ambientali europee:

  • Misure immediate: Bene gli interventi sulle accise e il credito d’imposta per gli autotrasportatori nel breve periodo.

  • Sospensione ETS: Musso propone di sospendere temporaneamente il meccanismo ETS (il sistema che impone alle aziende i costi legati alle emissioni di CO2). “Siamo di fronte ad uno shock dell’offerta, non a un aumento della domanda”, spiega. I minori introiti per lo Stato dovrebbero però essere compensati da un piano per “accelerare e facilitare lo sviluppo di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza della rete”.

La ricetta di Musso per rendere l’Italia strutturalmente più solida passa dallo sfruttamento delle risorse endogene e da uno snellimento radicale delle pratiche autorizzative.

“Un Paese che non ha bisogno di terzi è un paese forte”, ribadisce. Secondo l’imprenditore, l’Italia dovrebbe:

  1. Sfruttare i giacimenti nazionali: Aumentare la produzione di gas e petrolio già presenti sul territorio (citando i giacimenti al largo di Licata in Sicilia o quelli in Val d’Agri, attualmente sfruttati solo al 40%).

  2. Accelerare il Green: Puntare con decisione su fotovoltaico, idrogeno ed eolico (specialmente l’off-shore, attualmente bloccato).

  3. Abbattere la burocrazia: Semplificare gli iter autorizzativi e creare infrastrutture adeguate per attrarre capitali. “Altrimenti tutti questi investimenti non li facciamo più”, avverte Musso.

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