Aggiornato al 13/05/2026 - 18:55
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Politica industriale

ISAB passa a Ludoil, Nicita (PD) critico: “Nessuna politica industriale. Troppi nodi irrisolti su Golden Power e Trafigura”

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In gioco: assetto societario, piano industriale, 2.000 lavoratori dell’indotto, bonifica del SIN di Priolo e ruolo di Trafigura

«La sottoscrizione del Sale and Purchase Agreement tra Ludoil Energy e GOI Energy per l’acquisizione di ISAB segna un passaggio di discontinuità che avviene per operazioni di mercato e non per una strategia di politica industriale del Governo. Avere un player del settore è utile se sarà in grado di programmare investimenti reali e di ammodernare la raffineria. L’operazione Goi Energy, battezzata dal Governo con prescrizioni Golden Power inapplicate per quanto generiche, come abbiamo sempre sostenuto, non ha portato alcuna discontinuità. Anzi, quella operazione ha generato ritardi pesanti sulla transizione ecologica, la sostenibilità industriale, occupazionale e ambientale. La nuova operazione si colloca in uno scenario di fallimento di politica industriale e così come è stata annunciata, lascia aperti più interrogativi di quanti ne risolva: sull’assetto societario, sulla struttura finanziaria, sul ruolo di Trafigura, sulle prescrizioni Golden Power, sul piano industriale e sull’occupazione diretta e dell’indotto. Per questa ragione occorre chiarire al più presto questi nodi e mettere l’operazione in un quadro di nuove politiche industriali per un settore hard to abate».
Lo dichiara il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del Gruppo PD al Senato, commentando l’annuncio del SPA reso noto oggi a Milano.
«Il primo nodo è l’assetto societario. L’operazione è articolata in due fasi: una prima tranche relativa al 51% delle quote, e una seconda fase i cui tempi e condizioni non sono pubblici. Nel periodo intermedio, GOI Energy manterrà il 49% del capitale sociale: un peso tutt’altro che marginale. È legittimo chiedere se esistano accordi parasociali che attribuiscono a GOI poteri di veto o diritti particolari sulle decisioni strategiche, e in che modo questa governance transitoria sarà compatibile con un esercizio reale e non solo formale del controllo italiano sull’asset. Il Parlamento, e il territorio, hanno diritto di sapere chi decide davvero — e con quali strumenti — nei prossimi mesi e anni».
«Il secondo nodo, ancora più strutturale, è il ruolo di Trafigura da un lato e la politica della raffinazione nazionale. Lo Stato non può accettare ambiguità e discrezionalità su un asset dichiarato di rilevanza strategica nazionale».
Nicita anticipa quindi il deposito di una nuova interrogazione parlamentare urgente al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti per chiedere, tra l’altro:
•             una revisione integrale del Golden Power in occasione del nuovo passaggio di proprietà — atto dovuto, non meramente notificatorio — che ricalibri sostanzialmente le prescrizioni alla luce di quanto emerso nel triennio 2023-2026: contenzioso multi-sede, perdita 2024, opacità dell’assetto societario di GOI Energy, governance transitoria 51%/49%, intreccio fra supply, offtake e finanza del trader internazionale e controllo dell’asset;
•             la piena trasparenza sul valore economico complessivo dell’operazione, sulle modalità di finanziamento, sui soggetti finanziari e industriali coinvolti direttamente o indirettamente, sull’esistenza di eventuali garanzie pubbliche o supporti statali, e sui patti parasociali che disciplinano i rapporti tra Ludoil e GOI Energy nel periodo di co-governance al 51%/49%;
•             un obbligo di servizio pubblico o strumento regolatorio equivalente che imponga una quota minima di raffinato destinata al mercato nazionale e, in particolare, al mercato siciliano e meridionale, tema oggetto di emendamenti di Nicita nel Dl Fiscale in Senato: non è accettabile che la più grande raffineria d’Italia continui a coesistere con i prezzi alla pompa più alti d’Italia in Sicilia;
•             la piena disclosure dei contratti di supply, offtake e finanziamento in essere tra ISAB e Trafigura — durata, condizioni economiche, clausole di rinegoziazione in caso di cambio di controllo — perché il vincolo formale del Golden Power non venga svuotato per via contrattuale, lasciando l’infrastruttura strategica esposta a dinamiche geopolitiche e di mercato globale al di fuori del controllo pubblico;
•             un rendiconto pubblico sull’attuazione delle prescrizioni Golden Power 2023 (cessione Lukoil–GOI Energy), mai presentato in Parlamento, e una verifica formale sulla compatibilità delle operazioni commerciali tracciate da Report e Greenpeace con le prescrizioni stesse e con il diritto internazionale, in coordinamento con le competenti autorità di vigilanza;
•             la presentazione formale di un piano industriale — al Governo, al Parlamento e ai tavoli sindacali — con cronoprogramma quinquennale e decennale, obiettivi produttivi misurabili, investimenti dedicati e ruolo della raffinazione tradizionale nella fase di transizione;
•             garanzie occupazionali estese all’indotto e alle imprese appaltatrici — circa duemila addetti che gravitano sul polo siracusano — oltre che ai lavoratori diretti, con piano di formazione e riqualificazione professionale per la transizione verso la bioraffineria;
•             impegni vincolanti su sicurezza, manutenzione straordinaria e prevenzione del rischio industriale, con rafforzamento dei presìdi di monitoraggio ambientale, considerando i precedenti di sequestro giudiziario degli impianti per emissioni e la vulnerabilità sismica del sito;
•             questione della bonifica del SIN di Priolo, mai completata a oltre trentacinque anni dalla dichiarazione di Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (delibera CdM del 30 novembre 1990) o;
•             l’inserimento dell’operazione in una strategia industriale strutturata per il polo di Priolo–Augusta–Melilli, anche attraverso lo strumento delle Zone Industriali di interesse Strategico nazionale (ZIS), oggetto del DDL Nicita depositato in Senato nell’ottobre 2025, e l’accesso ai finanziamenti del Clean Industrial Deal e di InvestEU;
•             il coinvolgimento strutturato del territorio — Regione Siciliana, Città Metropolitana, Comuni di Priolo, Augusta, Melilli, Siracusa — nella definizione del percorso di transizione, e il riconoscimento di compensazioni territoriali strutturali in linea con l’art. 119, comma 6, della Costituzione (L. cost. 7 novembre 2022, n. 2).
«Quello che colpisce, davanti a un dossier di questa portata, è che il Governo e i parlamentari di maggioranza continuano a limitarsi a commentare operazioni private — esultando per il “ritorno italiano” o annunciando “svolte” a ogni cambio di proprietà — mentre ciò che manca è esattamente quello su cui vorremmo finalmente sentire la voce del Governo e della maggioranza: le politiche. Le operazioni di mercato — per quanto rilevanti — non sono politica industriale. La politica industriale è altra cosa: significa decidere prima quale ruolo deve avere la raffinazione italiana nella transizione energetica europea; quale quota della produzione deve restare al mercato interno; quali strumenti — ZIS, perequazione insulare, compensazioni territoriali, obblighi di servizio pubblico, vincoli di bonifica — devono accompagnare gli asset strategici; come si finanzia la riconversione bioraffineria del distretto di Priolo. Su tutto questo, dal Governo Meloni e dalla maggioranza che lo sostiene, il silenzio è assordante. Si commentano le acquisizioni, non si guida l’industria del Paese.
L’operazione può rappresentare un’opportunità importante per il consolidamento e la riconversione del polo industriale di Priolo – conclude Ncita – solo se sarà accompagnata prima di ogni cosa da piena trasparenza sulla struttura proprietaria e finanziaria, dal chiarimento del ruolo effettivo di Trafigura, da investimenti misurabili e dalla presentazione al territorio di un piano industriale credibile e verificabile.».

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