Il sindacato chiede trasparenza sui patti parasociali con GOI Energy, tutele blindate per l’indotto e la ripresa delle bonifiche nell’area industriale
La notizia della sottoscrizione del Sale and Purchase Agreement tra Ludoil Energy e GOI Energy per l’acquisizione della raffineria ISAB segna un passaggio di forte discontinuità per il polo petrolchimico siracusano. A intervenire sulla vicenda è l’UGL Siracusa, che attraverso un comunicato ufficiale esprime una posizione ambivalente: da un lato la grande soddisfazione per il passaggio della società sotto una gestione italiana, dall’altro le forti perplessità legate alle prescrizioni governative.
L’operazione precedente (che aveva portato la raffineria in mano a GOI Energy), fa notare il sindacato, era stata battezzata dal Governo con prescrizioni Golden Power rimaste “inapplicate per quanto generiche”, generando pesanti ritardi sulla transizione ecologica, la sostenibilità industriale e le garanzie occupazionali.
Il primo nodo da sciogliere riguarda la nuova governance. Ludoil ha acquisito il 51% delle quote, mentre nel periodo intermedio GOI Energy manterrà il 49% del capitale sociale: un peso ritenuto tutt’altro che marginale dall’UGL.
“Riteniamo legittimo chiedere – si legge nella nota del sindacato – se vi sono altri accordi parasociali che attribuiscono a GOI poteri di veto o diritti particolari sulle decisioni strategiche, e in che modo questa governance transitoria sarà compatibile con un esercizio reale del controllo italiano sull’asset”.
L’UGL chiede inoltre maggiore trasparenza sul valore economico complessivo dell’operazione, sui soggetti finanziari coinvolti e sull’esistenza di eventuali garanzie pubbliche a supporto. Viene richiesta anche una verifica formale in Parlamento per accertare la compatibilità delle operazioni commerciali (tracciate in passato da inchieste di Report e Greenpeace) con il diritto internazionale.
Per l’UGL, la nuova operazione deve rappresentare l’occasione per inserire la raffineria in un quadro di nuove politiche industriali chiare. Il sindacato avanza richieste precise alle istituzioni e alle aziende:
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Un piano industriale certificato: Presentazione alle sigle sindacali di un piano con la garanzia del Governo, comprensivo di un cronoprogramma quinquennale e decennale, obiettivi produttivi misurabili e chiarezza sul ruolo della raffinazione tradizionale.
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Garanzie occupazionali: Sottoscrizione di un accordo blindato che estenda le tutele non solo ai lavoratori diretti, ma anche a tutto l’indotto e alle imprese appaltatrici.
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Formazione: Avvio di percorsi di riqualificazione professionale per accompagnare i lavoratori diretti verso la transizione alla bioraffineria.
Non manca, infine, un forte richiamo al tema ambientale. L’UGL ricorda che la questione della bonifica del SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Priolo è ancora drammaticamente aperta e mai completata, a oltre 35 anni dalla storica dichiarazione di “Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale” (datata 30 novembre 1990).
Il sindacato invoca un piano industriale strutturale per l’intero asse Priolo-Augusta-Melilli, sfruttando lo strumento delle Zone Industriali di Interesse Strategico Nazionale. “Tutto questo – conclude l’UGL Siracusa – deve avvenire con il pieno coinvolgimento della Regione Siciliana, dei Comuni e delle organizzazioni sindacali, per definire quel percorso di transizione che era stato annunciato dal Ministro Urso. L’operazione può rappresentare un’opportunità importante per la riconversione del polo industriale, oggi si presenta un’occasione per tutto il territorio siracusano”.






