Le tensioni in Medio Oriente minacciano la sicurezza energetica europea. Goldman Sachs avverte: “un mese di stop allo snodo cruciale del Golfo Persico farebbe più che raddoppiare i costi del gas”
I venti di guerra in Medio Oriente rischiano di abbattersi pesantemente sui mercati energetici globali e, di riflesso, sulle bollette europee. Secondo una recente analisi di Goldman Sachs, una potenziale chiusura dello Stretto di Hormuz porterebbe a conseguenze drastiche per l’approvvigionamento e i costi del gas naturale.
L’allarme nasce dalla rapida escalation delle ultime ore. In seguito all’operazione militare congiunta di Israele e Stati Uniti contro obiettivi in Iran, avvenuta all’alba del 28 febbraio 2026, e alle successive rappresaglie di Teheran, il governo iraniano ha minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz. Attualmente, per timore di attacchi, moltissime navi mercantili e petroliere restano all’ancora al largo delle coste di Dubai (Emirati Arabi Uniti), paralizzando di fatto una delle rotte commerciali più importanti al mondo.
Attraverso le acque di Hormuz transita circa un quinto di tutto il gas naturale liquefatto (GNL) scambiato a livello globale, proveniente in gran parte dal Qatar. Gli analisti di Goldman Sachs (riportati da Bloomberg) delineano uno scenario allarmante in caso di blocco:
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Un’interruzione del transito della durata di un solo mese farebbe schizzare i prezzi del gas naturale in Europa e i prezzi spot del GNL in Asia.
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Si stima un rincaro del 130%, che porterebbe i prezzi a toccare i 25 dollari per milione di unità termiche britanniche (mmBtu).
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Al momento, avvertono gli esperti, i mercati europei e asiatici non hanno ancora “scontato” (ossia prezzato) questo enorme rischio geopolitico legato alle azioni dell’Iran.
Mentre l’Europa trema, l’impatto sui prezzi del gas naturale negli Stati Uniti sarebbe con ogni probabilità molto limitato. Gli Usa sono infatti un grande esportatore netto di questo combustibile super-raffreddato. Inoltre, i loro impianti di liquefazione operano già a pieno regime: non avendo quasi alcun margine strutturale per aumentare ulteriormente le spedizioni verso l’estero per colmare il vuoto lasciato dal Qatar, i prezzi sul mercato interno americano resterebbero stabili.







