Il parlamentare di FdI: “I cittadini hanno diritto di sapere come viene gestito un bene pubblico fondamentale per i prossimi 30 anni”
“Prendo atto della risposta del Consiglio di sorveglianza di Aretusacque, che conferma quanto fosse necessario sollevare, attraverso le mie interrogazioni e richieste di accesso agli atti, la questione della natura giuridica della società.Il Consiglio di sorveglianza dichiara infatti di essersi attivato a settembre, dopo che avevo già posto il problema nei mesi precedenti. Oggi emerge pubblicamente un contrasto tra gli stessi organi societari su una questione fondamentale per la gestione del servizio idrico. Il parere legale acquisito dall’ATI, secondo quanto comunicato dal Consiglio di sorveglianza, riconosce la natura di società a controllo pubblico. Il Consiglio di gestione, invece, continua a sostenere il contrario. A questo punto non bastano più rassicurazioni o ulteriori approfondimenti. Servono atti, decisioni e risposte precise”. Lo dichiara il deputato nazionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, Luca Cannata, replicando alla nota del Consiglio di sorveglianza di Aretusacque.
“Voglio ricordare che questa vicenda era stata già portata all’attenzione delle istituzioni attraverso le mie iniziative parlamentari e le richieste di documentazione – dice -. Lo stesso Consiglio di sorveglianza riferisce di essersi attivato successivamente, nel mese di settembre. Una successione temporale significativa, che conferma quanto fosse necessario chiedere chiarezza. La questione era stata sollevata. Adesso occorre capire perché non sia stata affrontata tempestivamente con il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali interessati”.
Cannata richiama quindi un ulteriore elemento documentale. “C’è un fatto ancora più significativo. Con una nota ufficiale del 14 ottobre 2026, protocollo n. 1813/26, indirizzata al sottoscritto e trasmessa per conoscenza anche all’ATI e al Consiglio di sorveglianza, Aretusacque ha ribadito la propria interpretazione secondo cui non sussisterebbe il controllo pubblico ai sensi del decreto legislativo 175 del 2016- aggiunge -. Nella stessa lettera la società si definisce espressamente una società a partecipazione pubblica di non controllo, richiamando questa qualificazione anche per delimitare l’accesso civico generalizzato alla documentazione. Dunque, mentre il Consiglio di sorveglianza comunica che il parere legale acquisito dall’ATI riconosce la natura di società a controllo pubblico, ancora il 14 ottobre il Consiglio di gestione continua a sostenere formalmente il contrario. Non si tratta di una semplice divergenza teorica. La qualificazione giuridica della società può avere conseguenze concrete sulle regole applicabili, sugli obblighi di trasparenza, sui controlli e sulle procedure di affidamento. Quali regole sono state applicate fino a oggi? Quali atti sono stati adottati sulla base dell’interpretazione del Consiglio di gestione? E quali verifiche sono state effettuate per accertarne la correttezza? Sono domande alle quali occorrono risposte documentate”.
Il parlamentare interviene anche sul coinvolgimento dei sindaci. “C’è poi una questione istituzionale altrettanto rilevante, che non può essere ignorata – ancora Cannata -. Perché, di fronte a un contrasto di questa portata, non è stata convocata l’Assemblea dei Sindaci dell’ATI? Perché non è stato promosso un confronto formale con tutti i Comuni interessati? Il Consiglio di sorveglianza prospetta il coinvolgimento della Corte dei conti. Ma come possono i sindaci valutare questa iniziativa, o assumere altre determinazioni a tutela dei propri Comuni, se non vengono messi nelle condizioni di conoscere e discutere la questione nelle sedi istituzionali competenti? Non è sufficiente che gli organi societari si scambino comunicazioni o acquisiscano pareri legali. I sindaci rappresentano le comunità interessate dalla gestione dell’acqua e devono essere pienamente informati e coinvolti. È incomprensibile che, mentre si discute della natura giuridica della società e delle conseguenze sulle regole di gestione, non si sia avvertita l’esigenza di un confronto urgente con l’Assemblea Ati”.
Cannata ribadisce quindi la richiesta di coinvolgere l’Autorità Nazionale Anticorruzione. “Ben venga il coinvolgimento della Corte dei conti, ma non può essere considerato alternativo all’intervento dell’ANAC – insiste -. Le due istituzioni esercitano competenze differenti e possono svolgere verifiche complementari. Ogni approfondimento della magistratura contabile, nelle forme previste dalla legge, è certamente utile, ma non può sostituire le verifiche dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sugli aspetti di sua competenza. Chiedo che siano trasmessi all’ANAC il parere legale acquisito dall’ATI, le comunicazioni del Consiglio di gestione, lo statuto, i patti parasociali e gli atti rilevanti per verificare il rispetto della normativa applicabile, con particolare attenzione agli affidamenti, alla trasparenza e alle procedure adottate. Se dovessero emergere violazioni, sarà necessario accertare le responsabilità e adottare tutti i provvedimenti conseguenti. Ribadisco inoltre la necessità di convocare urgentemente l’Assemblea dei Sindaci dell’ATI, affinché tutti i Comuni possano conoscere la documentazione, esaminare le conseguenze delle diverse interpretazioni e assumere le iniziative di propria competenza”.
Infine, Cannata richiama le conseguenze per il territorio: “Non dimentichiamo di cosa stiamo parlando. Aretusacque è la società mista pubblico-privata affidataria della gestione del servizio idrico integrato per i prossimi trent’anni nei Comuni della provincia di Siracusa interessati dall’affidamento. Parliamo dell’acqua che arriva nelle case, della manutenzione delle reti, degli investimenti, della qualità del servizio e delle tariffe che le famiglie dovranno sostenere. I disservizi registrati a Siracusa richiedono interventi e risposte concrete, mentre tutti gli altri Comuni coinvolti devono avere garanzie sul futuro della gestione. Non possiamo affrontare una responsabilità di trent’anni con incertezze sulle regole, interpretazioni contrastanti e sindaci non adeguatamente coinvolti. La tutela dell’acqua pubblica non può rimanere una dichiarazione di principio. Deve tradursi in controllo effettivo, trasparenza, investimenti certi e tariffe eque e sostenibili. Continuerò a esercitare la mia attività parlamentare di verifica e controllo, come ho fatto fin dall’inizio di questa vicenda. Le mie interrogazioni hanno sollevato il problema. Adesso le istituzioni competenti devono fare piena chiarezza. Non bastano i pareri e le rassicurazioni: servono documenti, verifiche e decisioni. I cittadini di Siracusa e di tutta la provincia hanno diritto di sapere come viene gestito un bene pubblico fondamentale per il loro presente e per i prossimi trent’anni”.






