Donne, a Siracusa più atti persecutori meno maltrattamenti

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In aumento gli atti persecutori. In diminuzione i maltrattamenti. Ecco la fotografia della provincia di Siracusa, scattata dalla Polizia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra oggi. Ponendo infatti a confronto il numero di atti persecutori, dei maltrattamenti in famiglia o tra conviventi e delle violenze sessuali, nel periodo da gennaio a settembre dello scorso anno e durante gli stessi mesi del 2020, si nota un incremento degli atti persecutori che passano da 144 a 163, e una diminuzione dei maltrattamenti che da 196 passano a 145 e delle violenze sessuali che da 20 diminuiscono a 13.

Ma in occasione di questa giornata la direzione centrale della polizia criminale ha realizzato una pubblicazione che si apre con queste parole del Capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, Franco Gabrielli: “La violenza di genere è un crimine odioso che trova il proprio humus nella discriminazione, nella negazione della ragione e del rispetto. Una problematica di civiltà che, prima ancora di un’azione di polizia, richiede una crescita culturale. E’ una tematica complessa che rimanda ad un impegno corale. Gli esperti parlano di approccio olistico, capace di coinvolgere tutti gli attori sociali, dalle Istituzioni, alla scuola, alla famiglia”.

Con l’obiettivo di fornire un’analisi specifica dei dati disponibili provenienti da tutte le forze di polizia perché “ogni strategia complessa, che risente peraltro di retaggi culturali completamente superati, di stereotipi e pregiudizi, deve fondarsi su di un’approfondita conoscenza delle problematiche, basata su di un solido patrimonio informativo”, sottolinea Vittorio Rizzi, alla guida della direzione centrale della polizia criminale.

I dati sono anzitutto quelli relativi a un primo bilancio a un anno dall’entrata in vigore, avvenuta il 9 agosto 2019, del cosiddetto “Codice Rosso”, legge 19 luglio 2019, n.69, che ha introdotto nuovi reati e ha perfezionato i meccanismi di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Dei quattro delitti di nuova introduzione, quello che ha fatto registrare più trasgressioni (1.741 dal 9 agosto 2019 all’8 agosto 2020), spesso sfociate in condotte violente nei confronti delle vittime, è la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa o la misura precautelare dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare. Le regioni dove si sono registrate più violazioni sono la Sicilia, il Lazio e il Piemonte. Undici reati in un anno relativi al delitto di costrizione o induzione al matrimonio, altra figura introdotta dalla legge 69/2019 e volta a contrastare il fenomeno dei cosiddetti matrimoni forzati e delle spose bambine: il 36% delle vittime è risultato minorenne.

Il reato di deformazioni dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso di nuova introduzione prevede l’ergastolo se dal fatto consegua un omicidio. Dei 56 casi denunciati, il 76% hanno riguardato vittime di sesso maschile e gli autori sono al 92% uomini: segno che tali fattispecie si riferiscono a ipotesi di reato prima inquadrate nel delitto di lesioni personali gravissime e non riconducibili alle dinamiche uomo/donna. Ultimo reato introdotto è la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, cosiddetto revenge porn. Dei 718 reati denunciati, l’81% hanno riguardato vittime di sesso femminile (per l’83% maggiorenni e per l’89% italiane), episodi distribuiti nell’anno con un andamento altalenante e un picco nel mese di maggio con 86 fattispecie. La regione che registra più denunce è la Lombardia, seguita da Sicilia e Campania.

 

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