Il deputato di Noi Moderati è indagato per turbativa d’asta e corruzione. Il relatore Costa: “Sarebbe un inammissibile sequestro esplorativo, mancano i gravi indizi”
Nessun accesso a email, messaggi e dati personali del deputato. L’Aula della Camera ha votato per negare l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza di Francesco Saverio Romano, parlamentare in quota Noi Moderati.
Il via libera alla relazione della Giunta delle autorizzazioni di Montecitorio (che esprimeva parere negativo alla richiesta dei magistrati) è passato con un’ampia maggioranza: 201 voti a favore, un astenuto e 94 contrari, rappresentati dalle opposizioni di Pd, Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle.
La richiesta di sequestro era arrivata sul tavolo della Camera il 28 novembre del 2025, avanzata dalla Procura della Repubblica di Palermo. Romano risulta infatti indagato nell’ambito di un procedimento penale con accuse pesanti: concorso in corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e turbata libertà degli incanti (turbativa d’asta).
A delineare i motivi del fermo diniego è stato il relatore del testo, Enrico Costa, che ha respinto la richiesta dei pm definendola un “inammissibile sequestro probatorio in funzione esplorativa”. Secondo la Giunta, infatti, un’azione del genere “non è consentita né dal diritto costituzionale né dalla procedura penale in quanto, nel disegno del legislatore, tale strumento non è un mezzo di ricerca della notizia di reato, ma solo della sua conferma”.
Non sussisterebbero, dunque, i principi fondamentali di necessità, indispensabilità e proporzione richiesti dalla legge. Al contrario, è stata ribadita l’esigenza di “minimizzazione del sacrificio della libertà e indipendenza del mandato parlamentare”.
La relazione approvata dall’Aula fa leva anche sulla recente giurisprudenza europea. La Corte di Giustizia dell’Ue ha chiarito che l’accesso ai dati sensibili di uno smartphone può essere consentito solo in presenza di “sospetti ragionevoli” e se la situazione è “suffragata da elementi oggettivi e sufficienti”.
Elementi che, secondo la Camera, in questo caso specifico verrebbero meno: “In assenza di gravi indizi a carico di Romano – e, anzi, dopo il formarsi del giudicato cautelare che li esclude – un’autorizzazione al sequestro di corrispondenza si risolverebbe in un provvedimento irragionevole, sproporzionato e non coerente con i canoni costituzionali ed euro-unitari”.










