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Noto Antica, il terremoto del 1693 riletto tra scienza, tecnologia e storia

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Studiosi dell’INGV, geologi ed esperti si sono riuniti nell’antico sito per approfondire le conseguenze del sisma e il complesso percorso che portò alla ricostruzione della città

Il terremoto del 1693 non fu soltanto una catastrofe naturale, ma un evento che cambiò profondamente la storia, gli equilibri politici e il volto urbano del Val di Noto. A Noto Antica, due giornate di attività scientifiche e incontri hanno permesso di tornare su quella pagina decisiva, mettendo insieme rilievi sul campo, analisi sismologiche e ricostruzione storica.

L’iniziativa, dal titolo “Noto Antica: scienza, tecnologia e storia per rileggere il terremoto del 1693”, è stata promossa dal Club Val di Noto Avventura, dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), da AGEOSIR e dall’Ordine dei Geologi di Sicilia.

La prima giornata è stata dedicata alle attività sul territorio, con rilievi e prospezioni ad alta precisione condotti dal dottor Danilo Messina dell’INGV. L’obiettivo è approfondire la conoscenza dell’impianto urbano e dell’insediamento di Noto Antica, distrutta dal terremoto del 1693, attraverso strumenti e metodologie capaci di contribuire alla lettura del sito e alla ricostruzione della sua storia.

La seconda giornata si è svolta al Rifugio Val di Noto, nei pressi del complesso monumentale dei Gesuiti e del canyon del Salitello. Dopo i saluti istituzionali del dottor Luciano Arena, presidente di AGEOSIR, e del dottor Marco Andolina, in rappresentanza dell’Ordine dei Geologi di Sicilia, i lavori sono stati introdotti e moderati dal dottor Luciano Scarfì, primo ricercatore dell’INGV.

Il programma ha approfondito il rapporto tra la distruzione provocata dal sisma e il lungo processo di ricostruzione che ne seguì. Il dottor Mario Mattia, dirigente tecnologo dell’INGV, ha presentato l’intervento “Dal conflitto politico all’unità stilistica: il disastroso successo della ricostruzione post 1693”, concentrandosi sulle conseguenze del terremoto sulle istituzioni del Regno di Sicilia e dell’Impero spagnolo, sulla perdita della classe dirigente, sulle decisioni politiche e amministrative e sulla scelta del nuovo sito per la ricostruzione di Noto.

Il dottor Christian Marino, dottore di ricerca dell’Università di Catania, ha invece approfondito il caso etneo con la relazione “Tra catastrofe e rinascita: rileggere il terremoto del 1693 e il caso di Catania”, dedicata agli effetti sismici e sociali del disastro e al successivo processo di recupero urbano.

Nel corso dell’incontro, Luciano Scarfì ha inoltre mostrato un sismogramma relativo al terremoto e allo sciame di scosse registrati il giorno precedente nel basso Tirreno, tra le Isole Eolie e la Sicilia. Un richiamo all’attualità dell’attività sismica e all’importanza della ricerca scientifica per comprendere i fenomeni naturali e i rischi connessi.

Il filo conduttore delle due giornate è stato il superamento di una lettura semplicistica del terremoto del 1693, spesso raccontato esclusivamente come il punto di partenza della successiva stagione barocca. La ricostruzione fu invece un processo lungo e complesso, segnato da tensioni politiche, decisioni difficili, sacrifici e cambiamenti profondi negli assetti istituzionali e sociali.

Il sindaco di Noto, Corrado Figura, sottolinea il valore della ricerca e della memoria storica: “Noto Antica è un luogo che custodisce una parte fondamentale della nostra identità e della nostra storia. Iniziative come questa ci permettono di andare oltre la memoria del terremoto del 1693, approfondendone le conseguenze attraverso la ricerca scientifica e lo studio storico. Conoscere ciò che è accaduto significa comprendere meglio le nostre radici e trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza del patrimonio che abbiamo il dovere di tutelare. La collaborazione tra istituzioni, studiosi, professionisti e associazioni dimostra quanto sia importante mettere in rete competenze ed esperienze per valorizzare Noto Antica, un luogo di straordinario interesse storico, culturale e scientifico”.

L’organizzazione delle attività e dell’accoglienza è stata curata da Salvo Cataneo, presidente del Club Val di Noto Avventura, insieme ai volontari dell’associazione e al dottor Vincenzo Belfiore, geologo ed esperto di storia, topografia e istituzioni legate a Noto Antica.

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