Teresa Gasbarro, direttrice del Consorzio di Tutela Vini di Val di Noto, spiega perché Verona resta una vetrina indispensabile per le aziende siracusane, e perché il prossimo passo è arrivarci con uno spazio istituzionale del Consorzio.
Un livello qualitativo sempre più alto nonostante la flessione del mercato. Ed un’opportunità che si chiama Vinitaly. I vini del Val di Noto si preparano alla sfida internazionale più importante del settore enologico: la 58esima edizione di Vinitaly, che si svolgerà a Veronafiere dal 12 al 15 aprile. Verona sarà un banco di prova per le aziende che hanno scelto di partecipare a quella che è ancora considerata la vetrina più importante del vino nel mondo. Saranno 9 le siracusane (e due ragusane, legate ai consorzi Strada del vino e dei sapori del Van di Noto e di Tutela, mentre la Sicilia parteciperà con 164 cantine) ad avere accettato la sfida, nonostante l’evento veronese sia sempre più considerato per “ricchi” a causa dei costi elevatissimi. A rappresentare Siracusa saranno le aziende Feudo Ramaddini di Pachino, Modica di San Giovanni di Noto, Planeta di Noto (e Agrigento), Mortellito di Pachino, Giasira di Siracusa, Pupillo di Siracusa, Feudo Maccari di Noto, Marilina di Noto e Zisola di Noto. In più saranno presenti le ragusane Gulfi di Chiaramonte Gulfi e Riofavara di Ispica, che fanno parte dei circuiti del Val di Noto.

A parlarci dello stato di salute del vino del Val di Noto è Teresa Gasbarro, direttrice del neonato Consorzio di tutela vini di Val di Noto.
«Vinitaly resta per il momento la fiera di settore più importante a livello mondiale – dice Gasbarro senza esitazioni. Il punto, dunque, non è se andare, perchè chi può deve. Ma in che modo. Al momento, ad eccezione di qualche spedizione territoriale legata alla Strada del vino e ai comuni di Pachino e Noto, ci sono state più esperienze di compartecipazione ma non legata al territorio. Gli spazi e gli stand di Veronafiere hanno costi sempre più elevati che le piccole imprese difficilmente reggono da sole, e la partecipazione individuale rischia di diventare un’operazione cara con ritorni incerti. Quindi si affidano alle associazioni, a livello regionale e nazionale, come Assovini, Federazione vignaioli, la Regione Sicilia, per ridurre le spese ed essere presenti. Il sogno è portare a Verona il territorio con tutti i suoi vini. «Il Consorzio – spiega la direttrice – sta lavorando per costruire una presenza istituzionale a Verona nel 2027, con uno spazio riconoscibile come Val di Noto all’interno del padiglione Sicilia. Un obiettivo che altri territori hanno già raggiunto e che questa realtà del siracusano insegue con determinazione».
Sul fronte della qualità, il decennio appena trascorso ha segnato un cambiamento reale. Gasbarro parla di un miglioramento concreto, non di una percezione. «Le aziende hanno investito in enologia e tecnologia di cantina – prosegue Teresa Gasbarro – e il risultato si sente nei calici: accanto ai vini rossi da sempre associati al territorio, come il Nero d’Avola, oggi il Val di Noto esprime anche bianchi freschi e strutturati, capaci di competere su mercati più esigenti. Il Moscato resta un riferimento storico, ma l’intera produzione si è allargata e affinata».
Il problema non è più solo la qualità. È il mercato. Il consumo di vino è in flessione a livello globale, la sovrapproduzione pesa su alcune aree e la concorrenza interna alla Sicilia è agguerrita, con cooperative e grandi aziende che possono permettersi prezzi molto più bassi. Per le realtà di piccola e media dimensione del Val di Noto, tagliare i prezzi non è una strategia sostenibile. L’unica via è costruire un brand territoriale credibile, che giustifichi il posizionamento e faccia leva sulla qualità, sulla storia e sulla vocazione biologica di un’area che nel biologico trova uno dei suoi punti di forza più autentici.
«Il lavoro che dobbiamo fare come Consorzio è investire in comunicazione e promozione – ammette Gasbarro». La qualità da sola non basta se non viene raccontata e fatta arrivare a chi decide cosa mettere in carta o sullo scaffale. Ecco che Vinitaly diventa strategico, grazie anche ai numeri da capogiro: 4 mila aziende espositrici, un palinsesto di oltre 100 eventi ufficiali tra degustazioni e focus e 1.000 top buyer provenienti da 130 Paesi. Certamente il posto più importante dove intrattenere relazioni commerciali, ed anche la migliore vetrina per lanciare il proprio brand. Soprattutto per chi paga lo scotto geografico di essere un’azienda del sud d’Europa e, ancora peggio, in una terra circondata dal mare come la Sicilia.
«I clienti ti vengono a trovare in fiera – continua la direttrice – hanno la possibilità di assaggiare tutta la nuova produzione. La Sicilia territorialmente è lontana da tutto, c’è poco da fare, quindi per noi sono indispensabili queste vetrine».
Il “Si” al Vinitaly è d’obbligo, dunque, nonostante i costi sempre più alti. La qualità sempre maggiore dei vini del Val di Noto è una forma di garanzia sul futuro, ma bisognerà continuare a investire sulla promozione. Con il sogno di presentare, nel 2027, un intero territorio con tutti i suoi vini.











