Presentato in Senato il testo in 13 articoli del PD. Nel mirino lo “scroll infinito”, i danni psicologici per i giovani e la manipolazione elettorale
Sono stati resi noti i dettagli del disegno di legge presentato questa mattina al Senato, che vede come primi firmatari i senatori del Partito Democratico Lorenzo Basso e il siracusano Antonio Nicita.
L’obiettivo della norma è ambizioso e quanto mai attuale: porre un freno alla disinformazione, all’incitamento all’odio e ai contenuti illegali, regolamentando per la prima volta l’algoritmo che seleziona, amplifica e influenza i contenuti che scorriamo ogni giorno sulle piattaforme social. Un tema caldo, spinto dalle recenti sentenze dei tribunali americani che hanno iniziato a certificare le responsabilità dei colossi tech per i danni psicologici causati da funzioni progettate scientificamente per creare assuefazione.
Il disegno di legge, strutturato in 13 articoli, non si limita a dichiarazioni di principio, ma scende in un livello di dettaglio tecnico e giuridico inedito per l’Italia. Il testo individua e definisce tre categorie distinte di “condotte algoritmiche vietate”, ciascuna sanzionata con un proprio regime normativo:
-
1. La dipendenza algoritmica: Si tratta della capacità di specifiche architetture di design di indurre un uso compulsivo del social, compromettendo la volontà dell’utente di chiudere l’app. Nel mirino ci sono meccanismi ormai quotidiani come lo scroll infinito, l’autoplay dei video, le notifiche a “rinforzo variabile” e la gamification (i badge o le “serie” da mantenere attive). La scienza clinica ha ampiamente dimostrato come questi sistemi sfruttino il circuito dopaminergico del cervello, causando un deterioramento misurabile della salute mentale, in particolar modo negli adolescenti.
-
2. L’influenza algoritmica: È la modificazione non trasparente dell’ambiente informativo dell’utente. A differenza di un telegiornale o di un giornale (dove la linea editoriale è chiara e dichiarata), l’algoritmo opera nell’ombra costruendo le preferenze dell’utente in modo subdolo. La legge vieterà espressamente la cosiddetta shadow suppression (o shadowban), ovvero il declassamento occulto e senza notifica di specifici contenuti, fonti o account, basato sulla mera profilazione individuale.
-
3. La manipolazione algoritmica selettiva: È il livello più grave, che richiede l’intenzionalità dell’operatore. Si tratta dell’intervento diretto sulle logiche di amplificazione o soppressione dei post per precise finalità politiche, commerciali o propagandistiche.
Quest’ultimo punto, la manipolazione selettiva, rappresenta il vero baluardo a difesa delle democrazie moderne. I casi paradigmatici che hanno spinto il senatore siracusano Nicita e i colleghi a redigere questa norma sono infatti allarmanti e documentati.
Basti pensare all’amplificazione sistematica di specifici account politici registrata su X (l’ex Twitter) dopo l’acquisizione del 2022, o al recentissimo e clamoroso caso di TikTok in Romania nel novembre 2024. In quell’occasione, la Corte Costituzionale rumena ha addirittura annullato le elezioni presidenziali basandosi su relazioni dei servizi di intelligence che certificavano un’amplificazione inautentica e coordinata sulla piattaforma cinese. È stato il primo caso nella storia in cui la manipolazione algoritmica ha prodotto effetti giuridicamente devastanti su un processo elettorale in uno Stato membro dell’Unione Europea.






