Giro di vite della Polizia di Stato a Pachino. Denunciata una donna che svuotava i conti correnti: “Sfruttano un falso messaggio di voto per rubare i profili e chiedere soldi ai contatti”
Gli agenti della Polizia di Stato, in servizio al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Pachino, hanno fatto piena luce su un sofisticato e insidioso raggiro digitale, denunciando a piede libero una donna residente nella provincia di Roma, già nota agli archivi delle forze dell’ordine.
I reati contestati all’indagata dai magistrati della Procura della Repubblica sono pesanti: truffa aggravata, accesso abusivo a un sistema informatico e sostituzione di persona.
L’attività investigativa è scattata a seguito della dettagliata denuncia presentata da una vittima locale, accortasi improvvisamente di non avere più l’accesso alla propria applicazione e di aver subito il furto dell’identità digitale.
Le indagini tecnologiche condotte dagli specialisti del Commissariato hanno permesso di ricostruire la catena informatica che ha portato al blocco del profilo telefonico.
La violazione della privacy avviene tramite l’ormai nota truffa della ballerina, uno stratagemma che fa leva sull’emotività e sullo spirito di collaborazione degli utenti.
I passaggi chiave del raggiro informatico isolati dagli inquirenti:
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Il finto messaggio: la vittima riceve da un contatto della propria rubrica (a sua volta già hackerato) un invito a votare per un bambino o una ragazza in una gara di ballo;
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Il link fraudolento: l’utente clicca sul collegamento ipertestuale che rimanda a una pagina web esterna, del tutto simile a un portale di votazioni;
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Il furto dei codici: il sito richiede l’inserimento del numero di cellulare e, subito dopo, del codice di verifica SMS a sei cifre inviato da WhatsApp, che serve in realtà ai malviventi per configurare il profilo su un altro dispositivo.
Una volta preso il controllo totale della piattaforma di messaggistica, i malintenzionati escludono il proprietario e iniziano a setacciare le chat attive alla ricerca di figli, genitori o parenti stretti a cui inviare messaggi d’aiuto urgenti.
Tra i destinatari delle richieste fraudolente è finita anche una parente della vittima pachinese. La donna, tratta in inganno dalla familiarità del mittente, ha effettuato un bonifico bancario immediato di 395 euro su un conto corrente postale segnalato nel testo.
La meticolosa analisi della documentazione bancaria e dei flussi finanziari attivata dagli agenti di Pachino ha permesso di risalire all’intestataria della carta prepagata dove erano confluiti i soldi, identificando l’autrice della frode.
«Questo genere di reati informatici si propaga in modo geometrico sfruttando la fiducia tra amici – spiegano gli investigatori della Polizia di Stato –. WhatsApp non richiede mai l’invio di codici tramite SMS per votazioni o concorsi esterni. In caso di ricezione di messaggi sospetti, anche se provenienti da persone care, è fondamentale non cliccare su alcun link e verificare l’autenticità della richiesta con una normale telefonata vocale».
I sistemi di sicurezza del Commissariato aretuseo raccomandano l’attivazione della “verifica a due passaggi” nelle impostazioni dell’applicazione per impedire accessi non autorizzati anche in caso di smarrimento del codice temporaneo.







