Aggiornato al 20/04/2026 - 19:28
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Teatro

Successo al “Garibaldi” per la commedia “Rimetti a posto la stanza”

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La commedia (per la regia di Floriana Corlito), in cui il disordine della stanza è la metafora della ricerca dell’indipendenza, possiede una genuina veracità e induce a un pensare lieve

Al Teatro “Garibaldi” di Avola (direttrice artistica Tatiana Alescio) la commedia tragicomica “Rimetti a posto la stanza”, con Tiziana Foschi e Nina Fucci, pur ponendo al centro il complesso rapporto tra una madre iperprotettiva e una figlia che tenta di recidere il cordone ombelicale, costituisce un’indagine intima sulle donne della loro famiglia.

E in questa sorta di ricostruzione dell’albero della vita femminile, lo spettacolo non esplora soltanto il conflitto generazionale e l’amore filiale tra le due protagoniste sulla scena – “Sono tre volte che cambio la serratura di casa. Quattrocento euro a serratura”; “Mettine una da 100 che ti duri 4 volte”; “Comunque, basta! Non ti voglio più vedere con questo telefono in mano a scrollare. Si dice così, eh?” –, ma anche quello tra la madre di Tiziana Foschi – di cui si sente la voce al telefono – e la stessa Tiziana: “Almeno Nina ha le idee chiare, tu alla sua età eri bruttarella e malaticcia”.

Eh, sì, perché Nina vuole trasferirsi a Milano per fare la modella: “Non te ne andare! Sei la mia unica figlia. Lì ci sono le baby gang, ragazzini alti una spanna, senza religione né Dio; infatti, non bestemmiano”. “Critica tutti i miei progetti, perché ho abbandonato la facoltà di filosofia”. Un’apprensione lucida – “Sono una cacacazzi, le parole mi escono automaticamente, quando mi ascolto mi odio, anche io sono il frutto di un’educazione sbagliata” – nell’àmbito di uno spettacolo che è anche uno svelamento dell’arte e della vita: “Sono salita sul palco a 19 anni – dichiara Tiziana Foschi che anche nella commedia veste i panni di un’attrice –. Quello che accadeva sul palco mi sembrava che fosse più vero di quello che mi succedeva nella vita”; “avere qualcosa da dire è inutile se non hai qualcosa da sognare”.

E così in quell’ambiguo spazio tra visione interiore e realtà in cui si muovono persona, protagonista e personaggio, in quel sottile confine tra finzione e realtà, il copione scritto da Tiziana Foschi riesuma la forza quieta e dirompente di sua nonna e di quella di Nina: “Mia nonna è nata nel 1909, aveva occhi grandi sempre attenti, certo con 11 figli mica ci si poteva distrarre”; “mia nonna è nata nel 1938, anche se c’era la guerra, lei mai ha patito la fame”; “mia nonna era comunista, le hanno detto di essere comunista, eh”; “mia nonna era romantica, si metteva il rossetto rosso e baciava sulla bocca la foto di Rock Hudson, quando si scoprì che era gay, aveva il terrore di aver contratto anche lei l’Aids”.

A completare il coro polifonico femminile, si ricostruiscono così le gemme dell’albero della vita, lasciando una preziosa eredità emotiva.

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