manfredi siracusapress

E noi cantavamo “la fine dello stato” e il “mitra lucidato”

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”di Toi Bianca”][vc_video link=”https://youtu.be/77AkbWGLQP8″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]“Ma chi ha detto che non c’è” di Gianfranco Manfredi m’è venuta in mente ieri sentendo le discussioni sull’arresto dei terroristi in Francia dopo un ventennio di latitanza di stato (transalpino) grazie alla dottrina Mitterand.

Perché alcuni accenni (certo timidi oggi), alcuni benaltrismi mimetizzati, alcuni riferimenti ad una giustizia troppo tardiva mi hanno riportato indietro di agli anni del terrorismo, in cui non si stava “né con lo Stato, né con le BR”, in cui i brigatisti erano “compagni che sbagliano”. Gli anni in cui attorno alla lotta armata esisteva una placenta calda e protettiva di migliaia di giovani del movimento, delle varie “autonomie”, collettivi, dei movimenti studenteschi. Sia chiaro non sto puntando il dito, semmai lo punto allo specchio perché dentro quella cultura c’ero in qualche modo anche io negli anni dell’università qui a Roma, anni furibondi, culminati nel 1977.

E da “Radio Città Futura”, da “Radio Onda Rossa” (entrambe chiuse a un certo punto “per motivi di ordine pubblico”) ascoltavamo le “radiocronache” delle manifestazioni fatte dai compagni che chiamavano dalle cabine a gettoni e raccontavano quello che accadeva, soprattutto le cariche della Polizia e le manganellate. Ma c’era anche la musica, e “la” canzone” di quell’anno, del movimento, quella che compedia stati d’animo e cultura, violenza e arrapamenti, è a mio (e non solo mio) parere “Ma chi ha detto che non c’è”.

Con la musica soave di una song d’amore Manfredi racconta i desideri e i sogni arrabbiati e i confusi ideali che avevamo. Oggi sarebbe impensabile una canzone con versi come questi:

“Sta nel sogno realizzato
Sta nel mitra lucidato
Nella gioia, nella rabbia
Nel distruggere la gabbia
Nella morte della scuola
Nel rifiuto del lavoro…”

“…Sta nel prendersi la merce
Sta nel prendersi la mano
Per tirare i sampietrini
Nell’incendio di Milano
Nelle spranghe sui fascisti
Nelle pietre sui gipponi
Sta nei sogni dei teppisti…”

“…Sta nel mitra lucidato
nella fine dello Stato
Ma chi ha detto che non c’è…”

Eravamo giovani, innamorati, appassionati, idealisti. Ci salvammo quasi tutti, alcuni si persero.

Perché, come canta il vate Guccini: “a vent’anni è tutto ancora intero / a vent’anni è tutto chi lo sa / a vent’anni si è stupidi davvero / quante balle si ha in testa a quell’età”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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