Dura presa di posizione della Fiom: “Il Governo volta le spalle a 10.000 lavoratori”. Oggi l’assemblea dei delegati a Siracusa
È forte la denuncia della Fiom Siracusa dopo l’incontro al MIMIT dello scorso 2 maggio: il Ministro Urso ha lasciato il tavolo convocato per affrontare la crisi del petrolchimico di Priolo, scatenando la reazione dei sindacati. L’assemblea generale dei delegati Fiom, convocata per oggi, si preannuncia tesa e carica di aspettative.
La riunione, richiesta unitariamente da Fim, Fiom e Uilm, era stata inizialmente fissata per il 29 aprile e poi rinviata. L’obiettivo: affrontare la complessa crisi che coinvolge circa 10.000 lavoratori (tra i 4.000 diretti e 6.000 dell’indotto), distribuiti in 1.247 aziende dell’area industriale siracusana.
Ma il confronto si è interrotto bruscamente. Come denuncia Antonio Recano della Fiom Siracusa, “Il Ministro Urso ha abbandonato i lavori perché non può e non vuole prendere impegni su come affrontare la transizione energetica e garantire il rilancio dell’area industriale siracusana, e lo ha fatto nel modo peggiore mancando di rispetto a migliaia di lavoratori”.
Nel mirino anche Confindustria Siracusa, accusata di sostenere “che non ci sarà alcun impatto occupazionale sugli oltre 6mila addetti dell’indotto metalmeccanico” e di coprire “la fuga del Governo”.
Per la Fiom, la crisi è già visibile nei “impianti fermi, nel calo delle attività di manutenzione, nella contrazione occupazionale e nelle richieste di cassa integrazione” da parte delle aziende coinvolte.
Recano insiste: “In discussione non c’è solo il futuro di ENI ma quello di un modello industriale complesso ed interdipendente”, evidenziando la necessità di un “piano strategico nazionale che tenga insieme l’intero petrolchimico siracusano”.
I sindacati chiedevano un tavolo ministeriale allargato che includesse Eni Versalis, Isab Goi, Sasol, Sonatrach e IAS, ma “ci aspettavamo dal Ministro risposte su cui declinare un’opportunità di sviluppo e tutela dell’occupazione in una giusta visione di transizione”.
Ora tocca ai lavoratori, sottolinea Recano, “affermare con la mobilitazione una proposta alternativa che ridia valore e dignità al lavoro e ai lavoratori”. Un confronto necessario per evitare che “il Governo continui ad ignorare le loro istanze”.







