Giuseppe e Teresa raccontano anni di battaglie per garantire ai propri figli con disabilità il diritto all’istruzione e alle cure
Dallo scorso 6 febbraio, i figli non vanno più a scuola. Non perché i loro genitori abbiano scelto di tenerli a casa, ma perché due istituti scolastici hanno, di fatto, chiuso loro le porte. Sono due bambini con disabilità, e la loro storia — raccontata dal padre Giuseppe e dalla madre Teresa in un appello — è la storia di una famiglia palermitana lasciata sola a combattere contro un sistema che fatica a rispondere anche alle richieste più elementari.
Il padre parla con la voce di chi è stanco, ma non ha intenzione di fermarsi. Racconta di anni lettere e istanze rimaste senza risposta, di incontri con la direzione sanitaria che si sono conclusi con promesse non mantenute. Giuseppe e Teresa vengono rimbalzati da un ufficio ad un altro, da un ente ad un altro, i giorni scorrono e ad avere la peggio sono i figli e, che ancora sono due bambini. Ed hanno il diritto di ottenere tutte le cure e tutte le attenzioni del caso. I genitori non mollano, ma la disperazione aumenta con il trascorrere invano dei giorni.
Sul fronte delle terapie, la situazione non è meno grave. I bambini avrebbero diritto ai trattamenti ABA — un approccio riabilitativo comportamentale previsto in convenzione pubblica — ma ne ricevono uno solo a settimana, per dodici sedute, seguite da mesi di attesa prima di una nuova assegnazione. La normativa regionale siciliana, aggiornata nel 2023, prevede un minimo di sei ore settimanali fino a un massimo di venticinque. Quello che la famiglia riceve è ben al di sotto di qualsiasi soglia ragionevole, e il padre ha avviato un procedimento legale per ottenere quanto spetta ai suoi figli.
A scuola, il quadro non è diverso. Dal 2022, anno in cui i due bambini hanno iniziato il percorso scolastico, la figura di supporto educativo specializzato sarebbe dovuta essere presente in aula. Invece, per anni, l’unica presenza è stata quella del collaboratore scolastico. Solo nel 2026 la famiglia ha scoperto che quella figura non era mai stata assegnata correttamente. Nei Gruppi di lavoro operativo che definiscono il piano educativo individualizzato di ogni alunno con disabilità, la figura specialistica è mancata sistematicamente dal 2022 a oggi.
La madre, nel suo appello, è diretta: chiede che i suoi figli possano essere iscritti a un’altra scuola, che qualcuno risponda, che qualcuno intervenga. “Non possono essere trattati in questo modo poiché sono disabili”, dice. E ha ragione.
Quello che emerge da questa vicenda non è un caso isolato, ma il sintomo di un sistema che, in Sicilia come altrove, fatica a tradurre in pratica i diritti sanciti dalla legge. La famiglia ha scritto al Comune, all’ASP, alla Regione. È stata convocata a Palermo. Ha cambiato avvocato, ha cambiato strategia. Non ha mai smesso di chiedere. E ancora aspetta, ma non si sa quanto dovrà ancora aspettare. Qualcuno, siamo certi, un giorno dovrà guardare in faccia i piccoli.
La famiglia è oggi assistita dall’avvocato Samanta Signore, presidente dell’Associazione NEUS, che si occupa attivamente della tutela dei diritti delle persone con disabilità e che sta seguendo il caso nei confronti delle istituzioni inadempienti.











