Il vicepresidente del Gruppo dem a Palazzo Madama denuncia la deriva propagandistica del servizio pubblico in vista del prossimo referendum: “Quando non c’è più la politica , resta solo la propaganda e la disinformazione”
La polemica sulla gestione dell’informazione nel servizio pubblico radiotelevisivo si infiamma nuovamente. Ad accendere i riflettori su quella che l’opposizione definisce ormai apertamente come una “deriva propagandistica” è Antonio Nicita, senatore, vicepresidente del Gruppo Partito Democratico a Palazzo Madama e membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Attraverso una nota ufficiale, l’esponente dem ha lanciato un attacco frontale e senza sconti alla linea editoriale dell’azienda di Viale Mazzini, ribattezzata criticamente “TeleMeloni”.
La scintilla che ha scatenato la dura reazione del senatore del PD è legata agli spazi di approfondimento affidati al giornalista Tommaso Cerno. Secondo Nicita, il servizio pubblico è stato trasformato in un megafono per posizioni politiche di parte, per di più in una fase storica e internazionale di estrema delicatezza.
«Quando si pensa che si sia raggiunto il punto più basso, TeleMeloni supera se stessa – dichiara Antonio Nicita –. Nel servizio pubblico, pagato con il proprio canone, i cittadini e le cittadine italiane devono ora sorbirsi un comiziaccio trumpiano da Tommaso Cerno, agit-prop meloniano incaricato di diffondere l’agenda dell’internazionale sovranista».
L’affondo del senatore non si limita alla critica televisiva, ma inquadra l’episodio in un contesto politico ben più ampio e preoccupante. Nicita evidenzia tre criticità fondamentali nell’attuale gestione dell’informazione e delle regole democratiche:
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Il tempismo politico: L’uso di toni propagandistici avviene in un momento geopolitico delicatissimo e, soprattutto, a poche settimane da un importante appuntamento elettorale come il referendum.
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Lo stallo europeo: L’Italia sconta un ritardo grave nell’attuazione dell’European Media Freedom Act, il regolamento europeo concepito proprio per tutelare l’indipendenza e il pluralismo dei media.
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La paralisi istituzionale: Viene denunciato un sistematico “auto-ostruzionismo” messo in atto dall’attuale maggioranza di governo all’interno della Commissione di Vigilanza Rai, l’organo che dovrebbe garantire il corretto funzionamento del servizio pubblico.
«Quando non c’è più la politica – conclude amaramente il senatore dem – resta solo la propaganda e la disinformazione». Un campanello d’allarme che preannuncia nuove tensioni parlamentari sul futuro e sull’indipendenza della televisione di Stato.











