L’operaio agricolo di origine algerina, residente a Pachino da 30 anni, è morto domenica in un’azienda di contrada Burgio a Noto dopo un malore avvertito mentre lavorava in una serra di pomodori
Sarà effettuato stamattina l’esame autoptico sul corpo del lavoratore deceduto nelle serre domenica in un’azienda ortofrutticolo in contrada Burgio, a Noto.
Proseguono le indagini della Procura di Siracusa sulla morte di Ahmed Belkihal, operaio di origine algerina colto da un malore avvertito mentre lavorava all’interno di una serra di pomodori.
L’uomo, 61 anni, da 30 anni a Pachino, si è accasciato al suolo poco prima delle 13, colpito da un arresto cardiaco secondo il referto dei medici del 118. Stava lavorando insieme a un connazionale quando è stato colto dal malore: il collega è stato il primo a soccorrerlo, trascinandolo fuori dalla serra e chiedendo l’intervento dell’ambulanza proveniente da Sortino. Il personale sanitario ha praticato per circa un’ora manovre di rianimazione cardiopolmonare, mentre sul posto è stato fatto intervenire anche l’elisoccorso, vista la gravità delle condizioni dell’uomo. Nonostante i tentativi, il decesso è stato dichiarato intorno alle 13, prima ancora che fosse possibile il trasporto in eliambulanza.
Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di polizia di Pachino, che hanno raccolto elementi utili a ricostruire le ultime ore di lavoro dell’uomo all’interno dell’azienda agricola. Il corpo di Belkihal, che viveva da solo a Pachino con regolare permesso di soggiorno, è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria e trasportato all’ospedale di Lentini, dove probabilmente sarà eseguito l’esame autoptico per accertare le cause esatte del decesso.
Sulla vicenda è intervenuto Paolo Censabella della Cgil, che collega la morte dell’operaio alle temperature elevate registrate all’interno delle serre. “Quanto accaduto rappresenta una tragedia che non può essere archiviata come una semplice fatalità”, dichiara Censabella, ricordando come all’interno di una serra la temperatura possa superare abbondantemente i 35 gradi, soglia oltre la quale la normativa prevede la sospensione dell’attività lavorativa anche in agricoltura.








