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Dal glamping ai viaggi virtuali: il nuovo volto del lavoro nel turismo

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Il settore ha generato oltre 237mila assunzioni nel primo trimestre 2026 secondo Unioncamere, dando vita a un intero repertorio di mestieri nati dall’incrocio tra tecnologia, sostenibilità e desiderio di esperienze autentiche

Dieci anni fa, chi sognava di lavorare nel turismo immaginava soprattutto reception, guide turistiche, agenzie di viaggio e ristorazione. Oggi quel repertorio si è moltiplicato, e in modo radicale: il turismo è diventato uno dei settori più dinamici in assoluto quanto a creazione di nuove figure professionali, generate dall’incrocio tra trasformazione digitale, domanda di sostenibilità e la richiesta, sempre più forte da parte dei viaggiatori, di esperienze personalizzate e autentiche.

Un fenomeno che non riguarda solo le grandi capitali del turismo mondiale, ma attraversa pienamente anche l’Italia, dove il comparto continua a essere uno dei principali bacini occupazionali del Paese: nel solo primo trimestre 2026 sono previste oltre 237mila assunzioni nel settore turistico, secondo le stime basate sul Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere.

Il primo, grande motore di questa trasformazione è stato il digitale. Se un decennio fa il marketing di una struttura ricettiva o di una destinazione turistica passava quasi esclusivamente da cataloghi cartacei e agenzie fisiche, oggi esiste un intero ecosistema di professioni dedicate alla promozione online: il digital marketing specialist per il turismo, che gestisce la visibilità digitale di strutture e territori; il content creator specializzato in viaggi, che produce narrazioni capaci di raccontare un luogo prima ancora che il visitatore lo raggiunga; gli esperti nella gestione delle Ota (le piattaforme di prenotazione online) e della brand reputation delle destinazioni, che oggi si costruisce in larga parte attraverso le recensioni. Sono ruoli che dieci anni fa semplicemente non esistevano, o esistevano in forma embrionale, e che oggi rappresentano una delle voci più richieste dalle strutture ricettive di ogni dimensione.

Un secondo cambiamento riguarda il modo stesso in cui viene concepito il viaggio. Non più solo un insieme di tappe da visitare, ma un’esperienza da progettare nei minimi dettagli. È così che ha preso forma la figura dell’experience designer, il professionista che costruisce percorsi turistici personalizzati cucendo insieme cultura, enogastronomia, natura e relazione con le comunità locali. Sulla stessa linea si muovono le guide esperienziali, che superano il tradizionale racconto storico-artistico per offrire percorsi multisensoriali, e figure di nicchia come gli agenti di turismo olfattivo, capaci di costruire itinerari costruiti attorno a profumi e sapori identitari di un territorio.

Il terzo grande vettore di trasformazione è la sostenibilità, che nel turismo non si è tradotta solo in normative e certificazioni, ma in vere e proprie nuove professioni. È il caso del gestore di glamping, chiamato a coniugare lusso, connessione con la natura e materiali eco-compatibili collaborando con architetti e designer, o del gestore di centri per workation, la figura che costruisce ecosistemi capaci di ospitare professionisti in cerca di un equilibrio nuovo tra lavoro da remoto e tempo libero. A queste si affianca il destination manager esperto in intelligenza artificiale e realtà aumentata, chiamato a promuovere territori attraverso strumenti tecnologici avanzati nel rispetto degli ecosistemi naturali, e i coordinatori di turismo enogastronomico e di attività outdoor, in forte crescita anche nelle aree interne e rurali.

Secondo Giovanni Dimauro, direttore di Its Fondazione Archimede, impegnato nei corsi di alta formazione nel settore della cultura e dell’ospitalità: “Tra le professioni più sorprendenti nate negli ultimi anni ci sono quelle legate al viaggio “senza viaggio”: i consulenti di viaggi virtuali, che attraverso la realtà virtuale costruiscono esperienze immersive per chi non può o non vuole spostarsi fisicamente. Una frontiera che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrata pura fantascienza applicata al turismo, e che oggi rappresenta un segmento di mercato reale, seppure ancora di nicchia.

Ciò che accomuna tutte queste figure, al di là delle specificità, è che nessuna di esse nasce da un percorso di studi tradizionale nel senso classico del termine. Le competenze richieste attingono spesso a settori solo in apparenza distanti dal turismo: informatica, comunicazione digitale, data analysis, sostenibilità ambientale, project management. È la conferma di come il turismo del 2026 sia, più che un settore a sé stante, un ecosistema trasversale che intercetta competenze provenienti da ambiti diversi e le mette al servizio dell’accoglienza e della valorizzazione dei territori.

Per una regione come la Sicilia, che vive di un patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico tra i più ricchi d’Europa, questa trasformazione rappresenta un’opportunità concreta più che una sfida astratta. Le stesse dinamiche che stanno ridisegnando il mercato del lavoro turistico a livello nazionale trovano, nell’Isola, un terreno naturalmente fertile: strutture ricettive diffuse nei centri storici, un’offerta enogastronomica in forte espansione, siti archeologici e paesaggistici che chiedono nuove modalità di narrazione e fruizione. Formare oggi le professionalità capaci di intercettare questi cambiamenti significa, in ultima analisi, mettere il territorio nelle condizioni di competere davvero su un mercato che, di anno in anno, cambia volto più rapidamente di quanto la formazione tradizionale riesca a inseguire.”

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