Dopo 10 anni di diagnosi confermate da più strutture, una rivalutazione dell’Asp esclude lo spettro autistico e la scuola comunica che le 18 ore di sostegno non ci sono più. I familiari che chiedono chiarezza sui percorsi di rivalutazione e sulla tutela degli studenti
Dopo una nuova valutazione clinica dell’Asp, che ha escluso la presenza dello spettro autistico diagnosticato nell’infanzia, la scuola ha comunicato alla famiglia la sospensione del supporto dell’insegnante di sostegno. La vicenda è stata raccontata dal compagno della madre di un ragazzo di 16 anni:
“Scrivo per portare all’attenzione una storia delicata, che riguarda un percorso sanitario e scolastico e solleva interrogativi importanti sul modo in cui vengono gestite le diagnosi e tutelati i diritti dei ragazzi nel nostro territorio.
La vicenda riguarda il figlio della mia compagna, oggi sedicenne. A sei anni gli era stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico dall’Asp di Siracusa e dalla neuropsichiatria infantile del Rizza. Negli anni successivi la diagnosi è stata confermata e classificata come autismo di livello 2, fino ai quattordici anni, trovando riscontro anche nelle valutazioni di strutture specializzate di rilievo, tra cui l’Irccs Oasi Maria SS. di Troina.
Oggi, a sedici anni, una nuova e recente rivalutazione clinica, condotta ancora dall’Asp, ha restituito un quadro completamente diverso. È stato certificato che il ragazzo non rientra più nello spettro autistico, con un quoziente intellettivo pari a 100.
A questa situazione si aggiunge ora un problema pratico e paradossale che sta creando fortissime difficoltà: nonostante l’anno scolastico fosse iniziato con l’assegnazione di 18 ore di sostegno, nelle ultime ore la scuola ci ha chiamati confermando che, a causa di questi cambiamenti burocratici/diagnostici, al ragazzo è stato tolto del tutto il supporto scolastico e non ha più l’insegnante di sostegno.
Se da un lato accogliamo con grande gioia l’evoluzione positiva del ragazzo, dall’altro questa esperienza apre a una riflessione urgente: com’è possibile una trasformazione diagnostica così radicale dopo anni di trattamenti e riscontri da parte di centri di eccellenza, e come si può lasciare uno studente senza supporto da un giorno all’altro?
Storie come questa evidenziano la necessità di fare luce sui percorsi di rivalutazione e sulla tutela dei ragazzi e delle famiglie nel nostro territorio”.






