Oltre 200 interventi nell’Isola e un termometro impazzito per l’ondata di caldo rovente. Dalla Calabria emerge una pratica raccapricciante dei piromani
L’emergenza incendi nel Mezzogiorno raggiunge livelli drammatici e sfiora vette di assoluta crudeltà. Mentre la Sicilia continua a bruciare soffocata da temperature record che superano i 46 gradi, dalla Calabria arriva una denuncia sconvolgente sui metodi barbari utilizzati da criminali e piromani per devastare il territorio.
L’ondata di calore africano che sta flagellando il Sud Italia ha fatto registrare valori termici estremi. Dalle prime luci dell’alba si contano oltre 200 interventi congiunti tra Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale della Regione Siciliana, con altri 150 focolai ancora in lista d’attesa.
Come spiegato all’Italpress dal capo della Protezione Civile siciliana, Salvo Cocina, a complicare drammaticamente le operazioni di soccorso è la riattivazione dei roghi spenti durante le ore notturne, che tornano a prendere forza a causa dei venti caldi e delle temperature torride.
La rete del SIAS (Servizio Informativo Agrometeo Siciliano) ha registrato picchi storici nelle ultime ore:
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Noto (Siracusa): 46,5 °C (temperatura massima regionale)
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Mineo (Catania): 45,3 °C
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Lentini (Siracusa) e Paternò (Catania): 45,1 °C
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Enna: 43,5 °C
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Catania capoluogo: 42,7 °C
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Palermo: 41,3 °C
A rendere il quadro ancora più macabro e angosciante è la denuncia shock lanciata dalla Protezione Civile della Calabria. Nel corso delle operazioni di bonifica e repertazione sulle aree mandate in fumo, i soccorritori hanno rinvenuto inneschi a dir poco criminali: gatti impiegati come vere e proprie bombe incendiarie.
La tecnica disumana utilizzata dai piromani consiste nel legare alla coda dei poveri animali degli stracci o della stoppa imbevuti di liquido infiammabile. Una volta appiccato il fuoco, i gatti vengono liberati terrorizzati verso le zone di macchia mediterranea o con erba alta: correndo all’impazzata per cercare scampo dal dolore, gli animali finiscono per cospargere il fuoco a macchia d’olio, generando molteplici fronti di fiamma simultanei e impossibili da domare tempestivamente.







