Aggiornato al 14/03/2026 - 11:31
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Controversia

Castello di Donnafugata, Civita: “Il Comune di Ragusa nasconde la verità sui lavoratori, pronti alle vie legali”

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Al centro della polemica l’inquadramento dei volontari, il rischio di cause per danno erariale e le norme di sicurezza. “Attendiamo ancora risposte formali dall’Ente, siamo pronti a rivolgerci alle sedi giurisdizionali”

Non si placa la bufera attorno alla gestione di uno dei beni architettonici e turistici più importanti del territorio ibleo. Sulla complessa vicenda del Castello di Donnafugata, la società Civita torna a farsi sentire con una nota, accusando senza mezzi termini l’Amministrazione comunale di Ragusa di “non voler raccontare la verità in modo limpido”.

Al centro del dibattito c’è il controverso nodo del personale impiegato all’interno della struttura e la proposta di partenariato (costata tempo e risorse) avanzata nei mesi scorsi dalla società.

La dirigenza di Civita respinge con forza le accuse di voler “privatizzare un bene pubblico” al solo scopo di fare cassa, spostando invece l’attenzione sull’anomalia di una gestione definita “vetusta e irregolare”.

Nella proposta di partenariato, spiega l’azienda, l’obiettivo primario era la stabilizzazione dell’attuale forza lavoro.

«Avremmo stabilizzato i volontari rendendoli semplicemente ciò che sono: lavoratori con piena dignità – si legge nella nota diramata da Civita –. Con la regolarizzazione, è evidente che il tema più complesso per qualsiasi operatore sarebbe stato rendere economicamente sostenibile la gestione con i suoi investimenti iniziali. I volontari avrebbero sicuramente partecipato alla selezione per le assunzioni che noi avremmo avviato in tempo utile per la nuova stagione turistica, aspirando legittimamente a un posto regolare dopo anni di disagi».

La società lancia inoltre un pesante avvertimento finanziario alle casse pubbliche: senza un inquadramento regolare, i lavoratori avanzeranno quasi certamente cause in sede giudiziaria, con un “chiaro aggravio per il Comune e conseguente danno erariale”.

L’affondo di Civita non risparmia le recenti mosse amministrative di Palazzo dell’Aquila. La società definisce “sospetti” i tempi e i modi di pubblicazione di un nuovo bando per la ricerca di volontari (“perseverando nell’irregolarità”), ritirato poi in tutta fretta.

Vengono sollevati, inoltre, seri interrogativi sulla sicurezza. Con la gestione diretta affidata ai dipendenti comunali, Civita si chiede pubblicamente chi verificherà il rigoroso rispetto delle procedure antincendio e di sicurezza all’interno del Castello, a tutela sia del personale che dei visitatori.

La rottura tra il colosso privato e il Comune di Ragusa sembra ormai totale, complice anche il recente (e definito “strano”) cambio del Dirigente Responsabile del Settore XII.

Civita lamenta l’assenza di trasparenza istituzionale, affermando di essere ancora in attesa di ricevere risposte formali alle proprie richieste. «Tra pochi giorni scadono i termini di risposta previsti in trenta giorni – conclude perentoriamente la società – e, lo preannunciamo, sono già pronte le nostre missive per le opportune sedi giurisdizionali».

La partita per il futuro del Castello di Donnafugata, insomma, è tutt’altro che chiusa e rischia di spostarsi definitivamente nelle aule di tribunale.

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