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Pedofilia

Meter, il primo dossier intelligenza artificiale e abusi sui minori presentato oggi a Roma

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Il rapporto dell’Associazione Meter denuncia l’uso di chatbot per adescare bambini e la diffusione di immagini manipolate. Don Di Noto: “Siamo all’anno zero, serve risposta immediata”

L’intelligenza artificiale sta trasformando il panorama degli abusi sui minori online, creando nuove forme di sfruttamento che sfuggono ai controlli tradizionali. A denunciarlo è l’Associazione Meter con il primo dossier mai realizzato in Italia su questo fenomeno, presentato oggi a Roma dal fondatore don Fortunato Di Noto.

I dati emersi dalla ricerca delineano un quadro allarmante: nei primi sei mesi del 2025 sono stati identificati 2.967 minori vittime di manipolazioni digitali attraverso tecnologie deepfake. Queste applicazioni permettono di alterare fotografie innocenti – scattate durante attività sportive, feste o momenti di gioco – trasformandole in materiale compromettente attraverso la sovrapposizione digitale di corpi e pose inappropriate.

La tecnologia ha inoltre rivoluzionato le modalità di adescamento. Se tradizionalmente i predatori dovevano instaurare personalmente un rapporto con le vittime, oggi possono delegare questa fase ai chatbot: programmi automatizzati che simulano conversazioni umane, utilizzando il linguaggio dei giovani per creare empatia e indurli alla condivisione di contenuti intimi.

Un’indagine condotta su 989 studenti delle scuole superiori, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana, ha rivelato che il 92,2% degli intervistati ha già interagito con questi sistemi automatizzati. Particolarmente preoccupante è la difficoltà dei giovani nel distinguere contenuti autentici da quelli manipolati: oltre la metà del campione non riesce a identificare un video deepfake.

Il monitoraggio delle piattaforme digitali ha evidenziato una chiara preferenza per Signal, utilizzata nell’80% dei casi grazie alla crittografia end-to-end che garantisce anonimato quasi totale. Seguono Telegram, Viber, WhatsApp e Instagram. Solo quest’anno l’associazione ha segnalato 507 gruppi Signal contenenti materiale sia originale che generato artificialmente.

La rapidità con cui questi gruppi cambiano identità e canali di comunicazione rende estremamente difficile l’intervento delle forze dell’ordine. La crittografia avanzata e la distribuzione veloce del materiale creano un ambiente quasi impenetrabile per i controlli.

Dal punto di vista normativo, l’Italia ha esteso le disposizioni contro la pedopornografia anche al materiale virtuale, ma secondo il dossier le norme vigenti non possiedono la velocità e l’incisività necessarie per contrastare efficacemente il fenomeno.

La ricerca ha inoltre messo in luce una contraddizione significativa: mentre il 90,5% degli studenti riconosce la pericolosità della diffusione di contenuti manipolati, e il 65,1% si dichiara pronto a denunciare, permane una diffusa difficoltà nel riconoscere i contenuti artificiali.

“Siamo all’anno zero di questa emergenza”, ha dichiarato don Di Noto, sottolineando come sia necessaria una risposta coordinata di società, istituzioni e Chiesa per sviluppare strumenti normativi più efficaci. L’associazione ha inoltre offerto la propria expertise per la preparazione dell’enciclica sull’intelligenza artificiale annunciata dal Papa.

Il dossier rappresenta il primo tentativo sistematico di mappare un fenomeno in rapida evoluzione, che rischia di normalizzare forme di abuso attraverso la presunta innocuità delle immagini virtuali. Una sfida che richiede risposte immediate sia dal punto di vista tecnologico che legislativo.

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