Nella Camera del Lavoro di via Umberto, il sindacato dei pensionati ha messo in fila i dati su anziani soli, assistenza domiciliare, guardia medica e servizi territoriali.
Sanità, nuove povertà e welfare sono state le parole al centro dell’assemblea svoltasi ieri pomeriggio nella sede di via Umberto della Camera del lavoro e organizzato dallo Spi, il sindacato pensionati della Cgil. Al dibattito hanno partecipato il segretario locale, Antonio Armone, ed Enzo Vaccaro, segretario generale dello Spi Cgil di Siracusa.
Il quadro tracciato parte dai dati Istat è sconfortante. A Pachino, su circa 21.500 abitanti, i pensionati sono 3.300, il 15% della popolazione, e poco meno di 1.200 hanno più di ottant’anni. Il servizio comunale di assistenza domiciliare è stimato in circa 50 posti. Secondo la relazione, circa 400 ultraottantenni vivono in una condizione di potenziale solitudine, senza familiari o vicini in grado di offrire un sostegno quotidiano.
Il sindacato ha richiamato anche il peso delle pensioni minime e di quelle legate al lavoro agricolo stagionale, in un contesto in cui, a suo giudizio, l’inflazione sui beni di prima necessità ha superato il 4,4%, riducendo il potere d’acquisto. Gli anziani, è stato osservato, sono spesso diventati un sostegno per figli e nipoti disoccupati o occupati con salari bassi, una condizione che a Pachino si lega alla stagionalità dell’agricoltura e del turismo balneare di Marzamemi e della costa.
Largo spazio è stato dedicato alla sanità. La relazione ha segnalato turni della guardia medica scoperti o presidiati dal solo autista dell’ambulanza, senza il medico a bordo, e ha chiesto chiarimenti sulla Casa di Comunità, di cui non sarebbe stata resa pubblica l’apertura ufficiale, e sullo stato dell’Ospedale di Comunità. “Vogliamo un tavolo di crisi permanente – ha spiegato Antonio Armone – che monitori la continuità assistenziale e l’emergenza per Pachino e Marzamemi; vogliamo garanzie sui turni e l’immediata copertura dei contingenti medici, anche attraverso appositi incentivi per le cosiddette zone disagiate”.
Sono stati indicati inoltre i limiti dell’assistenza domiciliare integrata, che viene fornita per un massimo di 10 ore settimanali e non a tutti i pazienti, lasciando il carico residuo sui caregiver, le liste d’attesa per visite ed esami, che costringono a spostamenti verso gli ospedali di Noto, Avola o Siracusa o a rivolgersi al privato, e l’emergenza abitativa, che riguarda anziani soli in alloggi fatiscenti e giovani famiglie escluse dal mercato degli affitti.
Lo Spi e la Cgil hanno ribadito di voler agire come soggetto negoziale, trasformando la denuncia in una piattaforma per la contrattazione sociale e in accordi di programma con l’amministrazione comunale, con i Piani di Zona e con l’Istituto autonomo case popolari. “Il nostro – ha concluso Armone – non è mai un atteggiamento di chiusura, ma, al contrario, una mano tesa alle istituzioni locali per co-progettare le soluzioni necessarie” che ha annunciato la disponibilità della Camera del Lavoro a sedersi al tavolo già dal giorno successivo.







