Peppe Puccia denuncia la svendita di un asset strategico e in utile. Il Presidente del Libero Consorzio: “Strumentalizzazioni, il percorso è solo all’inizio e decideremo in modo trasparente”
Il futuro della SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, accende il dibattito politico a Siracusa. Il piano di privatizzazione in corso, con la prevista cessione della quota di maggioranza, ha sollevato un duro scontro tra la Sinistra radicale e i vertici istituzionali del Libero Consorzio siracusano, detentore di una fetta importante della società (il 12,13%).
Da una parte l’atto d’accusa di Peppe Puccia (Rifondazione Comunista), che grida alla “svendita” di un asset in salute; dall’altra la ferma replica del Presidente del Libero Consorzio, Michelangelo Giansiracusa, che respinge le accuse di immobilismo e fa chiarezza sull’iter decisionale.
Per Peppe Puccia, Segretario della Federazione Siracusa/Ragusa del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, l’operazione in corso è un grave errore strategico. “Cui prodest? Chi ne trae vantaggio?” si chiede Puccia, evidenziando come i cittadini e i lavoratori del territorio saranno i primi a perdere potere, a fronte di una crescente precarizzazione.
L’esponente della sinistra punta il dito contro i numeri dell’operazione: perché privatizzare un ente che produce utili? I dati citati da Puccia fotografano una SAC in forte espansione, con un utile netto di 12,8 milioni di euro nel 2024 e il superamento della soglia dei 12 milioni di passeggeri. “Privatizzare in queste condizioni non significa salvare, significa cedere valore futuro già costruito e svendere un pezzo virtuoso della Sicilia”.
Puccia sottolinea inoltre come gli investimenti infrastrutturali (come l’interramento ferroviario) siano stati sostenuti da ingenti fondi pubblici, dal Fondo di Sviluppo e Coesione al PNRR. Consegnare la maggioranza a un soggetto privato – si vocifera anche l’interesse di un fondo sovrano di Dubai – significa cedere a un monopolio naturale orientato unicamente al profitto, mettendo a rischio il futuro dello scalo di Comiso e l’equilibrio della Sicilia sud-orientale. In questo quadro, Puccia definisce “assordante” il silenzio del Libero Consorzio di Siracusa, che non avrebbe intrapreso iniziative per tutelare il territorio.
A stretto giro è arrivata la replica istituzionale del Presidente del Libero Consorzio di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa, che ha definito “strumentali e artate” le accuse di silenzio e inerzia.
Giansiracusa chiarisce i contorni della vicenda: il processo complessivo di privatizzazione era stato avviato ben prima del suo insediamento. Circa dieci giorni fa, nel corso di un’assemblea dei soci, è stata fornita una semplice informativa, rispetto alla quale non è stata assunta alcuna determinazione formale, se non l’avvio dell’acquisizione di ulteriore documentazione da parte dell’Ente.
“La fase decisionale deve ancora aprirsi – sottolinea Giansiracusa – e, quando ciò avverrà, sarà affrontata nelle sedi competenti: innanzitutto dal Consiglio del Libero Consorzio, unico organo titolato ad assumere le determinazioni, e attraverso un percorso di confronto con tutti gli attori istituzionali”. Nessuna decisione, insomma, sarà “calata dall’alto”.
Il Presidente dell’ex Provincia respinge con forza i richiami alla trasparenza, evidenziando come gli attacchi arrivino da aree politiche che avrebbero taciuto in passato, quando i Liberi Consorzi venivano svuotati e commissariati per oltre tredici anni. Giansiracusa ribadisce infine che il Libero Consorzio si esprimerà esclusivamente sulle proprie quote e non ha poteri di blocco unilaterale sull’intero processo. La rivendicazione di un peso politico negli organismi decisionali, conclude, è una questione reale, ma va affrontata “dentro una logica istituzionale e di equilibrio regionale, non come contropartita”.











