Paolo Amenta replica a Schifani: “Perché il presidente della Regione difende un’azione privata?

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Il sindaco di Canicattini risponde a Renato Schifani, il quale aveva definito una “cattiva notizia” lo stop del TAR al discusso progetto del mega impianto fotovoltaico della Lindo Srl.

La questione dello sviluppo di una politica energetica rinnovabile in Sicilia, basata soprattutto sul fotovoltaico, è finita al centro del dibattito politico. Dopo lo stop del TAR al mega impianto fotovoltaico (oltre 100 ettari) della Lindo Srl, autorizzato dalla Regione nel territorio compreso tra Siracusa, Noto e Canicattini, e nel pieno delle polemiche per l’altro impianto, quello della Limes Renewable, previsto in territorio di Noto, a 1.3 km dalla Riserva di Vendicari, a gettare benzina sul fuoco ci pensa il neo presidente della Regione, Renato Schifani. Il governatore siciliano, con riferimento allo stop del TAR di Catania, oltre ad annunciare la possibilità di una impugnativa dinnanzi al Cga, ha definito la decisione dei magistrati amministrativi “una cattiva notizia per chi vuole investire nella nostra terra” e ha parlato di “un provvedimento basato su valutazioni discrezionali”.

In realtà, il TAR ha ben motivato la scelta di sospendere il nulla osta dato dalla Regione Sicilia all’impianto, sottolineando la “insufficiente ponderazione dell’impatto complessivo del progetto alla stregua delle incompatibili previsioni”. Nello specifico, sono stati ritenuti insufficienti i chiarimenti dell’impresa per quel che riguarda l’interazione con le aree protette Zpc (Zone speciali di conservazione) e con gli atti relativi alla perimetrazione e istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, che sono già vincolanti anche se il procedimento è in itinere.

La presa di posizione di Schifani a favore del progetto della Lindo Srl è apparso fuori luogo e non è piaciuto a chi si è opposto alla realizzazione del mega parco fotovoltaico. Come il sindaco di Canicattini, Amenta, il quale ha subito replicato in modo sarcastico, attraverso un post su Facebook, alle dichiarazioni del neoeletto presidente della Regione: “Mi viene il dubbio: ma il mega impianto fotovoltaico è di proprietà della Regione o di un’impresa privata? Io consiglierei al Presidente, se mi posso permettere, di autorizzare e finanziare impianti per abbattere il costo dell’energia dei Comuni, delle imprese e delle famiglie in grave crisi, e non autorizzare fondi d’investimento stranieri che vengono in Sicilia solo per speculare e non dare nessun posto di lavoro”.

Oltre a ciò ha aggiunto anche una proposta precisa su una alternativa possibile: “Mi permetto di ricordare che, prima di autorizzare e costruire impianti su terreni agricoli, ci sono in Sicilia 500 discariche chiuse da bonificare, cave dismesse, siti industriali abbandonati che possono ospitare impianti fotovoltaici”.

Intervistato da SiracusaPress, Paolo Amenta ha approfondito ulteriormente il concetto, ponendo l’attenzione sul modello di sviluppo che, complice l’emergenza energetica, sta prendendo piede con troppa facilità in Sicilia.

Sindaco, cosa non le è piaciuto della dichiarazione del presidente Schifani?

Semplicemente non ho capito il perché del messaggio del presidente della Regione a difesa di una azione totalmente privata. Cosa significa dire che così si fanno scappare gli investitori? Qui c’è da scegliere un modello di sviluppo, che stiamo provando a far partire, e in questo modello di sviluppo non era previsto un mega impianto fotovoltaico da 100 ettari. In Sicilia ci sono in entrata 8 mila ettari di terreno da destinare a impianti fotovoltaici e imprese private. Non so che vantaggio abbia questo tipo di scelta per il territorio. Piuttosto, fossi nel presidente della Regione, mi occuperei di finanziare impianti per abbattere i costi dei consumi energetici dei comuni, come la pubblica illuminazione o la distribuzione idrica, e soprattutto quelli dei cittadini, delle famiglie e delle piccole imprese, che stanno chiudendo tutte. Penserei a finanziare tetti fotovoltaici o altri strumenti utili ad aiutare le aziende a rimanere in vita.

Insomma, a Lei non piace il modo in cui l’industria del fotovoltaico sta prendendo piede in Sicilia?

Il problema è che noi siamo riusciti a bloccare questo mega impianto, ma ci sono territori, nel catanese, vicino Lentini e in altre zone in Sicilia, che ormai sono invasi da pannelli fotovoltaici. C’è in atto anche un cavidotto che, dalla Sicilia, da Termini, potrà portare al Nord l’energia prodotta qui. Invece di abbattere i costi per famiglie e imprese, si trasformerà questa isola in un tappeto di pannelli per la produzione di energia che, probabilmente, verrà portata al Nord. Stessa identica operazione che fu fatta anni fa per la zona industriale. Si sa che nella pianura padana non ci sono né sole né vento, giusto? Quindi si produrrà tutto in Sicilia per poi trasferire l’energia al Nord Italia, che è la parte del Paese che ne consuma di più, visto che le aziende e le industrie sono maggiormente lì.

Lei, nel suo post, ha accennato a un’alternativa a questo modello di sviluppo...

Ho fatto una proposta all’assessorato all’Energia. Io sto ribadendo che in Sicilia ci sono oltre 500 discariche abbandonate, chiuse, che vanno bonificate e dichiarate estinte, altrimenti continuano a produrre percolato e, quindi, inquinamento. Ho detto che questo potrebbe essere un progetto di bando pubblico da parte della Regione, per mettere a disposizione delle multinazionali private le discariche abbandonate e le cave dismesse, in modo da fare con soldi privati la bonifica delle cave e poi installare sul suolo impianti fotovoltaici per la produzione di energia rinnovabile.

Quindi, non va bene nemmeno il progetto della Limes Renewable a Noto?

Mi chiedo che senso abbia fare distese di pannelli fotovoltaici in un territorio come quello vicino Vendicari, quando attorno ci sono cave dismesse che possono essere utilizzate per questo tipo di produzioni. Dove ci sono riserve o dove ad esempio è in fase di istituzione un parco nazionale non si può decidere di installare un impianto di 100 ettari. Prima di autorizzare certe cose bisognerebbe avere cautela, magari ascoltare anche il ministero che, su un territorio, ha avviato un iter di tutela. Il punto è che a volte la mano destra non sa cosa sta facendo la mano sinistra. E viceversa.

Insomma, il suo concetto è: nessun consumo di suolo agricolo, ma piuttosto impianti in aree da recuperare o dismesse o degradate?

Ci sono discariche abbandonate, cave dismesse, siti industriali abbandonati, ci sono anche ampi spazi vuoti davanti ai centri commerciali, che potrebbero essere destinati a parcheggi con coperture con pannelli fotovoltaici. E poi, in ultima istanza, si deve vedere se è possibile utilizzare terreni agricoli degradati. Questi ultimi, prima di essere utilizzati, hanno però bisogno di un regolamento regionale approvato, che stabilisca perché quel terreno viene definito degradato. Lo dice la legge, non lo dico io. Esiste una legge che non è ancora stata regolamentata. A stabilire che un terreno è degradato può essere solo un regolamento approvato dalla Regione. Siccome questo regolamento non è stato ancora fatto, allora non si può utilizzare nemmeno il terreno degradato.

Sembra però che la politica regionale vada in direzione diversa, trovando sponde un po’ ovunque.

Vorrei che si evitasse di adottare un modello di sviluppo invasivo e frettoloso, spinto dall’emergenza energetica nazionale e internazionale. Perché quando si agisce con la fretta, poi trovano spazio le speculazioni e tutte quelle cose che danneggiano un territorio.

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