Aggiornato al 11/03/2026 - 13:07
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Siracusa, nasce il Vault, il rifugio urbano ispirato a Fallout che sfida l’apocalisse digitale

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L’inaugurazione è prevista il 15 marzo alle 19.30 in via plutarco 3. Gli ideatori Emilia e Pietro: «Vogliamo conservare il vero contatto umano».

C’è voluto un decennio per trasformare un’idea in muri, luci e opere d’arte. Il Vault apre le porte il 15 marzo alle 19.30 a Siracusa, in via Plutarco 3. E già dal nome dice molte cose su ciò che vuole essere: un rifugio, nel senso più letterale e insieme più simbolico del termine.

L’ispirazione arriva dalla saga di videogame Fallout, dove i vault erano bunker sotterranei costruiti per proteggere l’umanità dalle radiazioni nucleari. Emilia Modica e Pietro Imbrò, le menti del progetto, hanno preso quella metafora e l’ha ribaltata sul presente. Il nemico da cui ripararsi, in questo caso, non è la bomba atomica. È lo schermo.

«Siamo nel pieno di un’apocalisse digitale – raccontano Emilia e Pietro – Vogliamo conservare il vero contatto umano». Il Vault nasce quindi come spazio fisico consapevolmente controcorrente: un gastropub con formula fast casual che punta però sulla dimensione degli eventi, dei workshop, della musica dal vivo e dei seminari. Un luogo dove si mangia, ma soprattutto dove si sta insieme.

La giovane coppia siracusana ha puntato tanto anche sull’impatto visivo, puntando sulle opere di due artisti. Su una parete campeggia il lavoro di Daniele Bonnici, in arte Filthy Freak 66: un intervento immersivo che porta dentro le mura del rifugio l’energia della strada, la grammatica visiva della street art, la sua carica di ribellione e ironia. Dall’altra parte, i dipinti di Margherita Davì parlano un linguaggio opposto per tecnica e umore, ma ugualmente radicale nella sua ricerca.

Davì conosce bene Siracusa, città in cui è nata nel 1980 e dove ha mosso i primi passi espositivi. Ha costruito nel tempo uno stile riconoscibile che lei stessa definisce attraverso il concetto di “ritratto come paesaggio interiore”. La sua pittura lavora sulla dissoluzione del contorno, sui blu profondi e i rossi viscerali, sulle velature che fanno emergere o svanire il soggetto dal colore come se affiorasse dall’acqua. Non è la fisionomia a interessarle, ma lo stato emotivo di chi ritrae. I volti che dipinge sembrano sospesi tra la materia e il pensiero, in un tempo che non si decide a essere né presente né passato.

Il suo percorso espositivo attraversa la Sicilia e il resto d’Italia: oltre a Siracusa, ha esposto a Noto, Ragusa, Catania e Milano. Tra le mostre più recenti figurano “MANIFESTA/re Taci anzi parla” nel 2024, curata da Marilena Vita, e “Tutte figlie della stessa luna” del 2023 a Pomigliano d’Arco, entrambe legate alla riflessione sulla violenza di genere. Una tappa significativa nel suo percorso è stata la collettiva “Sfacciati” del 2017 a Palazzo Zacco di Ragusa, curata da Andrea Guastella, che raccoglieva oltre cinquanta autoritratti di artisti.

«Il Vault – spiega Margherita Davì – è un luogo eterogeneo in cui il mio linguaggio figurativo può coesistere con opere tipicamente urban, street e pop senza alcuna discriminazione. L’unico denominatore comune è l’arte, la libera espressione e la voglia di creare sinergie».

Far convivere stili così distanti non è una scelta estetica casuale. È la dichiarazione d’intenti del luogo stesso: l’armonia che nasce dalla diversità, come sintetizzano Emilia e Pietro. Un’idea che, applicata a uno spazio fisico, diventa quasi un manifesto culturale. Il Vault non gerarchizza i linguaggi artistici, non separa l’alto dal basso, non privilegia una sensibilità sull’altra. La città contemporanea è fatta di strati sovrapposti e contraddizioni conviventi: il rifugio nel cuore di Siracusa prova a rispecchiare esattamente questo. L’appuntamento è per il 15 marzo.

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