Antonio Recano: ‘Mentre ENI promette bioraffineria, chiude impianti essenziali. Governo nazionale e regionale indifferenti alla desertificazione industriale‘
Il settore industriale del petrolchimico di Priolo è a rischio, e la denuncia arriva forte e chiara dalla Fiom Cgil Siracusa, attraverso le parole del suo referente territoriale, Antonio Recano. Nel mirino del sindacato c’è la strategia di Eni, accusata di attuare un’operazione di greenwashing, mentre continua ad aumentare la produzione di idrocarburi e, al contempo, chiude lo stabilimento di cracking a Priolo.
Un futuro ‘green’ solo sulla carta
“Eni, mostrando un’immagine di sé ingannevolmente positiva, continua a fare promesse per un futuro green, ma mentre annuncia la realizzazione di una bioraffineria a Priolo – per il momento solo una suggestione – nel frattempo prevede di aumentare ancora la produzione di idrocarburi tra il 3 e il 4% l’anno fino al 2028”, afferma Recano.
La chiusura del cracking di Priolo, secondo la Fiom Cgil, non rappresenta un’evoluzione industriale, ma un grave rischio per l’intero comparto occupazionale e produttivo della zona, con il pericolo di un effetto domino devastante. “In un quadro opaco, che prefigura un’operazione di greenwashing tutta attenta al profitto, la chiusura del cracking di Priolo si rivela in tutta la sua pericolosità come una ‘tempesta perfetta’ che rischia di sconvolgere l’assetto economico, industriale ed occupazionale di un territorio già strutturalmente debole, mettendo in discussione inoltre l’intero sistema industriale legato alla produzione di energia e alla chimica di base del paese con il beneplacito del Governo”, continua Recano.
10.000 lavoratori a rischio
Secondo i dati diffusi dalla Fiom, il rischio di chiusura dell’impianto di etilene a Priolo potrebbe mettere in discussione l’intero petrolchimico, coinvolgendo circa 10.000 lavoratori, di cui 6.000 metalmeccanici, trasportatori, edili e operatori dei servizi. Recano sottolinea come questi lavoratori siano stati esclusi dal confronto ai tavoli ministeriali, nonostante il loro ruolo essenziale nel sistema industriale: “Nel polo siracusano i metalmeccanici, che risultano inaccettabilmente esclusi dai processi, dalle decisioni e dalle scelte, sono una parte significativa di un sistema industriale che non può prescindere dal loro lavoro, dalla loro competenza e dalla loro conoscenza, ma nonostante tutto ciò è su di loro che si scaricheranno le tensioni di una progressiva ristrutturazione industriale e sociale”.
Un effetto domino devastante
La crisi del petrolchimico siracusano è ormai evidente, con impianti fermi come quelli di ISAB Goi e Sasol, una riduzione delle attività di manutenzione e il rischio di chiusura per il depuratore consortile IAS. “Crisi che si sta evolvendo negativamente nell’indifferenza del Governo nazionale e di quello regionale che stanno condannando Priolo alla desertificazione industriale”, accusa Recano.
Divisioni sindacali e l’accettazione del piano Eni
Uno dei punti più critici della vicenda è la divisione tra le sigle sindacali. Il 27 febbraio, infatti, alcune organizzazioni hanno condiviso il piano industriale proposto da Eni, lasciando la Cgil da sola a contrastare la decisione. “L’estrema gravità di questa situazione non sembra essere stata percepita da quella parte di sindacato che ha condiviso il piano di Eni il 27 febbraio, assumendosi la responsabilità di mettere un’ipoteca sul futuro di migliaia di lavoratori”, denuncia Recano.
Secondo il sindacato, l’incontro del 26 febbraio si sarebbe svolto in un clima di forti pressioni e minacce, un contesto in cui Eni avrebbe volutamente diviso i sindacati per favorire la propria posizione: “L’arroganza, le pressioni operate, la chiusura al confronto e le minacce che hanno caratterizzato l’incontro del 26 febbraio, sono la riuscita strategia che Eni ha utilizzato per dividere il sindacato ed i lavoratori e presentarsi al mercato finanziario, sacrificando gli interessi generali in nome del profitto”.
Fiom Cgil chiama alla mobilitazione
Di fronte a questa situazione, la Fiom Cgil lancia un appello per una grande mobilitazione, con l’obiettivo di contrastare il piano industriale di Eni e ottenere l’intervento del Governo. “Per questo motivo i metalmeccanici sono consapevoli della necessità di scendere nuovamente in piazza costruendo, con un atto di responsabilità collettiva, una forte mobilitazione capace di contrastare l’inaccettabile piano di Eni, scongiurando gli effetti di processi che l’esperienza insegna essere sempre a saldo negativo”, afferma Recano.
La battaglia del sindacato non è solo per il settore petrolchimico, ma per l’intera economia del territorio. “Occorre rompere il muro della rassegnazione, ritrovare la forza di battersi per le cose in cui si crede, perché la migliore risposta all’arroganza di Eni è che ogni individuo, ogni soggetto sociale si assuma la responsabilità di partecipare”.
L’obiettivo è costruire un fronte comune, che costringa il Governo nazionale e quello regionale ad assumere impegni concreti per il futuro dell’industria siciliana. “Occorre costruire una mobilitazione capace di chiamare alle proprie responsabilità il Governo nazionale e quello regionale, affinché intervengano con atti concreti per difendere, affermando un nuovo modello industriale, il futuro di migliaia di lavoratori e l’economia di tutto il territorio”, conclude Recano.











