Tra chi aspettava la zona gialla per tornare nel proprio ristorante preferito c’è chi potrebbe restare deluso. E qualcuno, probabilmente, se ne è già accorto. Molti ristoranti, soprattutto quelli di fascia più alta, restanno chiusi, in attesa di un provvedimento che consente di poter ricevere i propri clienti anche la sera. Il perché è presto detto: in tempi normali il rapporto tra pranzo e cena al ristorante, nella nostra città è del 20% e 80%. Se anche, come plausibile, dovesse aumentare la presenza a pranzo non basta comunque. Perché è impossibile recuperare le spese fisse, figurarsi quandagnarci sopra. Tra personale, spesa per le materie prime e costi fissi non ci sono margini. Ma soprattutto perché ancora non è stata compresa la ratio di un provvedimento che consente l’apertura a pranzo per poi vietarla la sera. Soprattutto dopo che i locali sono stati adeguati alle normative anticontagio. “Non c’è alcuna convenienza – ha detto Giancarlo Cutrufo del ristorante Fratelli -, e al danno si aggiunge la beffa delle spese che i ristoranti hanno dovuto sostenere per adeguarsi a tutte le normative. Abbiamo ridotto i coperti, abbiamo adottato nuove e più restriitive misure di sanificazione, in aggiunta a quelle rigorosissime già previste dal protocolo Haccp. I ristoratori, sin da subito, sono stati danneggiati, nonostante ogni evidenza dimostra che i ristoranti non siano luoghi di contagio”. Tutto ciò in uno scenario dove prima l’Organizzazione mondiale della sanità, poi il Comitato tecnico scientifico hanno sottolineato come non ci sia evidenza tra attività di ristorazione e diffusione del contagio. E proprio in queste secondo i dati dell’Osservatorio permanente Confimprese-EY sui consumi di mercato la Sicilia accusa a gennaio un -75,8% rispetto allo stesso mese del 2020 (i tre quarti delle perdite a causa del lockdown nei centri commerciali e le limitazioni nella ristorazione e nel turismo).










