A 46 anni dall’assassinio di Peppino Impastato per mano mafiosa, la sua memoria continua a vivere, complicata e divisiva per qualcuno, ma sempre e comunque profondamente radicata nella lotta per la giustizia e la verità
Luisa Impastato, nipote del militante di Democrazia Proletaria, lo ricorda con parole incisive, sottolineando la sua origine in una famiglia intrisa di legami mafiosi, una condizione che rendeva la sua scelta di lotta ancora più significativa e ardita.
“Peppino ha scelto di confrontarsi con il potere mafioso partendo da una posizione di svantaggio, essendo figlio di un mafioso. La sua storia è una storia di rottura”, dice Luisa Impastato, in una recente intervista rilasciata a Ossigeno per l’informazione.
Peppino Impastato non si limitò al solo attivismo antimafia; il suo impegno si estendeva ai diritti civili, all’antifascismo e all’ambientalismo, tematiche che, all’epoca come oggi, suscitano divisioni e discussioni. Un esempio di queste controversie si è verificato recentemente quando studenti di un liceo di Partinico hanno espressamente detto di non voler dedicare il nome della loro scuola a Peppino e sua madre Felicia. “È un evento che da una parte ci ha rattristato”, spiega Luisa, “ma dall’altra è servito come ulteriore spinta per perseverare nel nostro impegno, nella convinzione che i giovani debbano essere ascoltati e non strumentalizzati”.
Peppino, che fu anche scrittore e cronista, ha fatto dell’informazione un’arma di resistenza. Nonostante non fosse un giornalista ufficialmente riconosciuto durante la sua vita, è stato successivamente iscritto all’Ordine dei Giornalisti, con una data simbolica: il 9 maggio 1978, giorno del suo omicidio. “Mi fa piacere che venga annoverato tra i giornalisti italiani uccisi per mano mafiosa”, ricorda Luisa.
L’importanza simbolica di Peppino Impastato sta nel suo incessante combattimento per una società libera da oppressioni e ingiustizie sociali. La determinazione con cui sua madre, Felicia, ha lottato per mantenere viva la sua memoria e ottenere giustizia per il suo omicidio è fonte di ispirazione. “La cultura mafiosa avrebbe preferito che rimanesse in silenzio a piangere tra le mura di casa, ma lei scelse di aprire quelle porte e di continuare a parlare di suo figlio, consegnando la sua storia alle generazioni future”, conclude Luisa.
Peppino Impastato rimane un faro di speranza e un simbolo della lotta contro la mafia, testimoniato dal lavoro continuo di chi, come sua madre e ora sua nipote, si impegna a difendere e promuovere la sua eredità.










