I guai dovuti al riscaldamento globale non sembrano avere fine, con le sempre più frequenti catastrofi climatiche (alluvioni, siccità) e adesso anche l’invasione dei nostri mari di specie dannose e pericolose come i vermocane
Conosciuti per la loro voracità e capacità di rigenerarsi, i vermocane, noti scientificamente come Hermodice carunculata, stanno diventando un problema crescente nei mari di Sicilia, Calabria e Puglia. Originariamente confinati al Canale di Suez, questi vermi di fuoco, lunghi dai 20 ai 30 centimetri ma talvolta capaci di raggiungere il metro, si sono moltiplicati a dismisura a causa delle recenti ondate di caldo.
Questi predatori insaziabili sono dotati di aculei con tossine urticanti, che rappresentano una seria minaccia sia per la fauna marina, come i coralli, sia per i pescatori. “Venti anni fa era raro vedere un vermocane, ma oggi sono onnipresenti,” afferma Carmelo Salmeri, pescatore locale, descrivendo come le loro reti vengano spesso saccheggiate da questi predatori durante la notte, lasciando solo scheletri di pesce al mattino.
In Sicilia, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) ha aperto laboratori a Panarea e Milazzo per studiare e monitorare questa specie. Michela D’Alessandro, insieme ai colleghi Valentina Esposito e Marco Graziano, sta conducendo ricerche approfondite su questi vermi. “Sono una specie endemica del Mediterraneo e la loro popolazione era sotto controllo fino a pochi anni fa,” spiega D’Alessandro, “ma il caldo anomalo ha provocato un’esplosione demografica.”
La presenza crescente dei vermocane ha reso necessaria una campagna informativa per sensibilizzare la popolazione e i turisti. Questo progetto, guidato dall’Ogs in collaborazione con le università di Modena e Reggio Emilia, Catania e Messina, Ispra e l’Area Marina Protetta di Capo Milazzo, mira a educare il pubblico su questa nuova insidia marina.
Roberto Simonini, ecologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha isolato le sostanze tossiche prodotte dai vermocane. “Le loro tossine causano edemi e pruriti simili a quelli provocati dall’ortica, ma in zone di pelle più sottile, il dolore può essere molto intenso,” afferma Simonini. Sebbene siano stati fatti progressi nella caratterizzazione delle sostanze irritanti, siamo ancora lontani dall’ideare rimedi efficaci contro le loro punture.
I pescatori sono tra le vittime principali delle punture di vermocane, spesso colpiti mentre liberano le reti. “Il dolore è bruciante e persistente, specialmente in aree come i polsi,” spiega Salmeri, evidenziando la necessità di usare pomate al cortisone per alleviare i sintomi.
Con l’aumento delle temperature e l’espansione dell’habitat dei vermocane, la situazione richiede un’attenzione crescente da parte delle autorità e della comunità scientifica per trovare soluzioni a questo problema emergente che minaccia l’equilibrio ecologico e le attività economiche locali.










