Con una nota firmata dal Segretario Antonio Recano Fiom Cgil Siracusa evidenzia un “quadro negativo agevolato dalla latitanza della politica“
“Il 23 maggio nel corso di una riunione, con i deputati nazionali e regionali, i sindaci della zona industriale e i sindacati provinciali, Confindustria Siracusa, dando l’impressione di aver superato le resistenze di questi anni, dichiarava: “per azzerare le emissioni del Polo industriale siracusano saranno necessari circa 8-10 miliardi di euro di investimenti per l’adeguamento degli impianti produttivi”, e annunciava “l’avvio di uno studio finalizzato alla definizione di una nuova visione per la Decarbonizzazione e la Competitività del Polo Industriale Siracusano”. Queste dichiarazioni sembrano evidenziare una visione comune del sistema delle imprese, capace di mettere in campo azioni per imprimere una svolta storica alla zona Industriale di Siracusa, ma la realtà è ben diversa. Sul nostro territorio si intersecano una moltitudine di interessi parziali, spesso in contrapposizione tra loro, che segnano l’incapacità, del sistema delle imprese e della politica, di affermare una giusta visione, di costruire una prospettiva generale di sviluppo per il territorio, che prelude ad una ristrutturazione industriale che metterebbe in ginocchio l’economia e l’occupazione. In questo scenario incerto, aggravato dal deposito della sentenza della Corte Costituzionale che dichiara l’illegittimità del decreto salva ISAB e riapre il caso IAS, è circolata la notizia di un finanziamento da 300 milioni di euro, garantito dal Sace, per la realizzazione di interventi di efficientamento che interesserebbero parte degli impianti di Isab Goi che ricordiamo a Priolo detiene due raffinerie che occupano circa 3500 unità (tra indotto e diretti). A questo punto sorge una domanda: al netto di questi interventi per efficientare una parte degli impianti di Isab, al netto del progetto annunciato qualche mese fa da Sonatrach per l’ottimizzazione delle produzioni, quale sarà il futuro del petrolchimico? Ad oggi non viene indicata alcun piano industriale, non c’è nessuna strategia capace di gestire adeguatamente il processo di transizione energetica, non vi sono progetti compatibili con gli indirizzi del PNRR. In questo quadro negativo, agevolato dalla latitanza della politica, l’Italia risulta essere l’unico paese europeo che non si è ancora dotato di un piano energetico nazionale, evidenziando la fragilità di un sistema industriale pesantemente sbilanciato sulle fonti fossili. Ma se risulta preoccupante il silenzio sul presunto piano industriale di ISAB Goi come sulla vicenda IAS, risulta ancora più inaccettabile il silenzio sul futuro del petrolchimico in un territorio che non ha consapevolezza della situazione che vive, dove risulta evidente un impoverimento morale e culturale, un disfacimento sociale che mina la coesione sociale e porta ad accettare passivamente situazioni sempre più insopportabili. Un territorio che mostra una profonda resistenza al cambiamento che si traduce nella scelta (più o meno consapevole) di mantenere le cose come stanno. L’unico modo per fermare questo processo è la presa di coscienza della necessità di governare il processo di cambiamento in atto, di creare alleanze tra soggetti sociali, determinare un blocco sociale capace di rompere il muro della paura, della rassegnazione perché non c’è più tempo, ognuno di noi deve mettere in campo la propria volontà di essere protagonista nella determinazione del proprio futuro. Come Fiom siamo convinti che a decidere le sorti del nostro territorio sarà la capacità di lottare che esso saprà esprimere. Il percorso è chiaro, occorre ricostruire, partendo dal sindacato, una iniziativa sociale capace di determinare un cambio di passo nelle politiche del governo e delle imprese, costruire una mobilitazione capace di imporre il cambiamento, occorre ritrovare la forza di battersi per il futuro.”










