Dal 13 al 27 settembre 2025 la Fototeca Siracusana ospita il progetto fotografico dedicato ai Cimiteri Monumentali italiani
La Fototeca Siracusana ospiterà dal 13 al 27 settembre 2025 la mostra fotografica Polvere di Nino Costa, un progetto che racconta un viaggio sentimentale attraverso i Cimiteri Monumentali italiani, luoghi di memoria, arte e bellezza sospesa. La mostra è curata da Salvatore Zito. Il vernissage è previsto per sabato 13 settembre 2025 alle ore 18:30, mentre gli orari di apertura saranno dalle 17:30 alle 20:00 (chiuso la domenica). L’ingresso è libero.
Nel comunicato si legge che i cimiteri, spesso percepiti come spazi immutabili, hanno attraversato nei secoli continue trasformazioni: dalle necropoli antiche alle sepolture nelle chiese, fino all’Ottocento, quando le leggi napoleoniche imposero la costruzione di cimiteri fuori dalle mura cittadine, trasformandoli in “sepolcreti giardino”, dove sacro, angoscia e arte si intrecciano.
Il lavoro di Costa si concentra sui grandi cimiteri monumentali nati tra il XVIII e il XIX secolo: Staglieno a Genova, le Certose di Bologna e Ferrara, il Vantiniano di Brescia, il Verano di Roma, i Monumentali di Torino, Milano e Trieste. In questi luoghi il dialogo tra architettura e scultura si eleva a linguaggio estetico, dando vita a gallerie, porticati e famedi che diventano vere e proprie scenografie della memoria.
Il titolo Polvere è metafora e sguardo: la polvere che si posa sulle tombe e sui monumenti diventa elemento pittorico, capace di mutare con la luce nelle diverse ore del giorno. È proprio questa interazione tra luce e polvere il filo conduttore di un percorso fotografico durato quattro anni.
«Rimpianto, malinconia, ma anche sollievo e gioia per un’inaspettata bellezza – racconta l’autore – sono i sentimenti che spesso ho provato quando mi soffermavo davanti alle tombe e le sceglievo per le mie immagini».
Secondo il comunicato, le fotografie, con inquadrature frontali e geometrie rigorose, compongono un “catalogo della memoria” dove tombe, opere e architetture diventano parte di un unico grande spazio visivo. L’intento non è solo documentativo, ma poetico: ricomporre formalmente i segni, anche quelli del degrado, che si trasformano in struggente bellezza.
Polvere non è dunque un semplice inventario di opere d’arte, ma un viaggio emozionale, intriso di malinconia e senso neoromantico, che restituisce a questi luoghi la loro dimensione più intima e universale. Allo spettatore è lasciata la libertà di altre letture: dalla denuncia dello stato di abbandono di alcuni siti alla riflessione sul ruolo dei cimiteri come patrimonio storico-artistico e culturale del nostro Paese.






