Incontro alla libreria Mascali, conversano l’autore e Tommaso Randazzo
Nel suo romanzo di esordio “Gli stupidi e i furfanti”, edito da “Baldini e Castoldi” e presentato presso la “Casa del libro”, l’autore, Salvatore Toscano, rievoca la figura del padre scomparso prematuramente, indugiando sul rapporto con tale assenza. Dopo l’introduzione di Marilia Di Giovanni, titolare della libreria, a conversare con lo scrittore napoletano è stato Tommaso Randazzo, il quale ha sottolineato il carattere multidisciplinare del romanzo, in quanto ricco di rimandi al mondo cinematografico (specialmente ai film di De Sica e di De Filippo) e a quello musicale (partenopeo, jazz e rock progressivo), nonché la sua stratificazione linguistica, che si dipana tra vari registri linguistici, da quello letterario a quello popolare. Lo stesso ha anche accennato all’analogia con il film “Ritorno al futuro” (di Robert Zemeckis) in cui lo studente Marty, tramite una macchina del tempo, viene accidentalmente spedito dall’amico scienziato dal 1985 al 1955. Marty così si ritrova a essere coetaneo del padre, di cui diviene addirittura il mentore.
D’altro canto, il libro, come ha spiegato l’autore, ha avuto una genesi particolare; è stato scritto, infatti, nelle due settimane precedenti il compimento dei suoi 40 anni, ossia dei 14.759 giorni, la stessa età in cui morì suo padre. Un lasso di tempo brevissimo per la stesura di un romanzo, la cui revisione, però, è durata quattro anni. “Per 30 anni – ha detto – non ero riuscito a parlare minimamente di questa immane perdita che mi colpì quando avevo soltanto 8 anni, poi, come se si fosse rotta la diga, ho dato corso al mio fiume di parole, al flusso della mia coscienza”. Un libro che, vista la tematica trattata, potrebbe lasciare supporre un carattere struggente e malinconico, e che invece ha anche contenuti comici. Appellandosi al pensiero del filosofo Ludwig Wittgenstein il quale asseriva che “Il mondo è la totalità dei fatti”, l’autore ha spiegato che così come la vita anche la letteratura dovrebbe alternare alle tappe dolorose le fasi gioiose. Il titolo che l’autore ha definito “scugnizzo” è stato mutuato da “Memorie del sottosuolo” dello scrittore russo, Fedor Dostoevskij, che ebbe a scrivere “Chi vuol vivere fino ai 40 anni? Ve lo dico io: solo gli stupidi e i furfanti”.










