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Teatro Massimo: “Otto e mezzo – Se questo è un sogno”, gloria al genio creativo di Fellini

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Nello spettacolo che, ispirato all’omonimo capolavoro di Federico Fellini, richiama a tratti il cabaret, echeggiano anche le sonorità del musical “Nine”, altro tributo al genio creativo del regista

Al Teatro Massimo, la pièce “Otto e mezzo – Se questo è un sogno”, scritta e diretta da Gisella Calì, esplora, in una dimensione onirica sospesa tra presente e passato, la crisi esistenziale e creativa di un regista, incapace di tessere la trama visiva del suo film, suscitando una profonda riflessione sulla condizione umana.

Poiché l’opera riporta alla ribalta la vita di Fellini (Guido Anselmi), di cui le donne sono fonte di ispirazione e dannazione, il cast è declinato al femminile, ad eccezione, naturalmente, di Guido Anselmi e del piccolo Guido (Lorenzo Aliotta) che, calcando la scena soltanto alla fine dello spettacolo, rappresenta il mezzo (½), nonché il riflesso del regista nello specchio della sua infanzia.

Le 8 “dame” sono: innanzitutto la moglie Luisa (Egle Doria), sempre fedele e consapevole dei vizi del marito; la madre (Barbara Gallo), il cui fantasma è un grumo di coscienza; l’amante Carla (Laura Sfilio) che, tra un “Mi ami o non mi ami?”, chiede un posto di lavoro per il marito; la musa Claudia (Ornella Brunetto); la dissacrante produttrice francese, Liliane La Fleur (Carmela Buffa Calleo); l’incalzante giornalista, Stephanie Necrophorus (Cindy Cardillo); la superiora, Lady Spa.

Guido Anselmi, dunque, incassando l’intimazione della produttrice “È ora di farla finita con i simboli” e il tentativo di saperne di più da parte della cronista “Qualcuno si aspetta che lei faccia un film cattolico”, nel groviglio dei suoi pensieri vorrebbe girare, tra gli altri, il film “La vita del Santo Padre”, il quale ha detto “che siamo tutti uguali compresi gli extracomunitari e i socialdemocratici”.

Nello spettacolo, in cui il dramma si alterna alla farsa, e il canto al balletto, prorompono l’inesauribile fantasia felliniana e le figure femminili della letteratura: da quelle complesse e poliedriche di Shakespeare, archetipi di amore, ambizione sfrenata, intelligenza astuta, a quelle di Pirandello, che, vivendo la crisi dell’identità e la contraddizione dei ruoli sociali ancora più drammaticamente degli uomini, finiscono spesso sull’orlo della pazzia. E mentre sulla disperazione di Guido incombe lo spettro della morte e aleggia il monito “A volte distruggere è meglio che creare”, una trovata geniale lo solleva dall’impasse. Lalala lalala lalalala lalala lalala, ci risveglia il ritornello.

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