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Avola

Teatro Garibaldi, l’attore Sergio Vespertino: Shakespeare tra carente documentazione e “refugium peccatorum”

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Al Teatro “Garibaldi” di Avola, Sergio Vespertino con il monologo “Essere o non essere Shakespeare”, esibito in un registro linguistico che ammicca al dialetto siciliano, ha scavato nella sfera privata e nelle opere del poeta e drammaturgo, mettendone in dubbio – con un chiaro riferimento a una recente tesi – le origini inglesi

L’attore, nei panni di un professore visionario dalla voce tonante e febbrile, si interroga, dinanzi a una coscienza critica – “Taliami quannu parru cu tia” – innanzitutto, sullo stentato modo di firmare di William, simile a quello di ‘n picciriddu della scuola elementare. “La sua firma non era rococò, piena di svolazzi, come quella dei notai; e manco come quella dei dottori ca pari ‘a striscetta dell’elettrocardiogramma”.

Sergio Vespertino – “Sapete cosa ho scoperto?” “No, nun c’u diri” – ha riportato alla luce i vari misteri che gravitano attorno alla figura di William Shakespeare, a cominciare dalla nascita avvenuta in un giorno imprecisato del mese di aprile. Dove? Nella contea dell’Inghilterra centrale di Stratford-upon-Avon, “unni c’eranu quattru case accucchiate, ligna accatastate cu ‘n tettu di supra e nenti chiù; unni chiuveva sempri e l’acqua era ad assuppa viddanu”. Frequentò fino all’età di 11 anni la Grammar School, terminata la quale fece perdere le tracce di sé; della sua giovinezza, tra l’altro, non si ha alcuna documentazione; si maritò, comunque, a soli 18 anni con una donna di 26, “cummari, a vo sentiri l’ultima? Si sta maritannu ‘u figghiu di John, cu Anne Hathaway, ca è già ‘n ficu siccu”, ma, dopo la nascita del terzo figlio, abbandonò la famiglia.

Le sue opere – 38 copioni teatrali, ossia capolavori sublimi, una ventina di poemi e 154 sonetti, in cui ha utilizzato 29.000 parole – “Sì sì, ma quali sì sì?” – profumano di Italia. “Romeo e Giulietta” è una novella del ‘400 dello scrittore Matteo Bandello, la fonte è italiana, eh?; “Otello”, la cui fonte è sempre italiana, è un racconto di Giraldi Cinzio, tradotto solo in francese; ne “Il mercante di Venezia”, il plot narrativo, risalente al ‘300, appartiene a una novella di Ser Giovanni Fiorentino.

Vespertino, accompagnato dalla fisarmonica di Virginia Maiorana, ha accennato, dunque, alla presunta “truffa letteraria” basata su altre coincidenze, nonché sulle ambientazioni negli scritti di Shakespeare, da cui si dedurrebbero le sue origini italiane. Michelangelo Florio, nato a Messina nel 1564, così come Shakespeare, figlio di un dottore, Giovanni Florio, calvinista e di una nobile messinese, Guglielma Crollalanza – da cui deriverebbe il nome Shakespeare, che letteralmente significa Scrolla lancia – quando fuggì con la sua famiglia perché, in quanto calvinista, era perseguitata dalla Chiesa romana, prese il nome e il cognome della madre.

“Dentro le pagine di William ci siamo tutti quanti noi: se perdi la testa per qualcuno sei Romeo o Giulietta; se la gelosia ti ossessiona allora sei Otello; se cacci fuori le tue tenebre interiori sei Macbeth. Comunque, tra l’essere e il non essere di William Shakespeare, noi siciliani diciamo sempre po’ essiri”.

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