Presentato all’Urban Center, il saggio storico “La nostra guerra quotidiana” dello scrittore ucraino Andrej Kurkov affronta gli aspetti generali del conflitto Russia-Ucraina, sviscerandone i contraccolpi sulla vita dei civili
A distanza di 12 anni dall’annessione della Crimea alla Russia e di 4 dallo scoppio della guerra tra Putin e Zelens’kyj, l’autore di fama internazionale, incalzato dal tempo che, tra mille incertezze, comunque, marcia inesorabilmente, ha deciso di scrivere per tentare di cauterizzare le offese del conflitto. A discutere con l’autore, alla presenza, tra gli altri, di Marilia Di Giovanni, titolare della “Casa del libro Mascali”, e di Svetlana Vakulenko, che ha parlato della sua esperienza da esiliata, è stata Vesna Scepanovic, un’attivista serbo-bosniaca residente a Torino.
Andrej Kurkov, la cui formazione letteraria affonda nella poesia, ha raccontato del suo trasferimento in Francia, per via degli insopportabili rigori dell’inverno, dopo la recente distruzione da parte di Putin delle infrastrutture energetiche; il suo cuore, però, batte per la patria, dove hanno deciso di continuare a vivere i suoi tre figli. Con una sorta di giustificazionismo, ha anche sottolineato come gli ucraini stiano recuperando la memoria dello Stato cosacco del ‘600 contro lo zar invasore, per riaffermare un’identità nazionale guerriera, libera e democratica contrapposta storicamente all’autocrazia russa.
Nel libro, vetrina del dolore umano e finestra sul buio della Storia, si fa anche riferimento al “disarmo” del registro linguistico russo da parte di Andrej Kurkov – lui che era nato come autore russofono – per non far esasperare il clima di odio. Dopo la lettura di alcune pagine del volume da parte di Silvia Ferrigno, l’autore ha snocciolato anche alcune cifre: 2 milioni di giovani ucraini continuano a studiare nella loro terra di origine, ma ben 500.000 l’hanno abbandonata, mentre a tanti russi è concesso di studiare in Ucraina. Inoltre, i rifugiati ucraini stanno provando a integrarsi nelle comunità di accoglienza, assimilandone lingua e cultura. Restare.
Infine, evidenziando la presenza di molti scrittori nei campi di battaglia, così da poter trasporre le notizie nei loro saggi e reportage, nonché di poeti, che intendono nutrire la loro arte di rime insanguinate, ha annunciato l’imminente pubblicazione del suo romanzo che unisce il giallo storico al picaresco, “L’orecchio di Kiev 3”, e in cui darà seguito alle vicende del giovane Samson Kolecko.










