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Casa del libro: “La lettrice impaziente”, la scrittura, specchio della fervida lettura

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“La lettrice impaziente” di Caterina Pusateri, edito da SEM e presentato presso la “Casa del libro”, è un’autobiografia in cui il flusso della vita si interseca con le destinazioni letterarie

Rispondendo alle domande delle relatrici, Marilia Di Giovanni, titolare della libreria, e Leontine Regine, libraia e bibliofila, l’autrice palermitana, anche lei libraia, ha specificato che la narrazione è il prosieguo naturale delle voraci letture connesse alla sua attività professionale.

La struttura narrativa non è lineare poiché Caterina Pusateri, lungi dall’imprigionare i ricordi, mira a toccare le corde dell’anima dei lettori tramite la sfera emozionale. Un volume intriso di grandi amori letterari e piccole ossessioni le cui pagine sono lo specchio di una vita. La scrittura è gentile, la narrazione è lieve, “ma non superficiale – ha specificato la scrittrice che, facendo sua la lezione di Italo Calvino, ha ricordato come occorra planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore”.

È un libro che mira anche a sollevare le donne dal senso di colpa che le attanaglia quando sottraggono tempo alla famiglia, per dedicarlo all’arte anche della scrittura. A tal proposito, le relatrici hanno citato, innanzitutto, Natalia Ginzburg che ebbe a scrivere: ”I bambini mi parevano una cosa troppo importante perché ci si potesse perdere dietro a delle stupide storie, stupidi personaggi imbalsamati, ma avevo una feroce nostalgia e qualche volta mi veniva da piangere, nel ricordare quanto fosse bello il mestiere. Ho imparato a poco a poco, preparavo ancora il sugo di pomodoro, il semolino, ma pensavo intanto a delle cose da scrivere”.

E ancora Giuliana Saladino che nel “Romanzo civile” si interroga: “Come scrive una donna? A lassa e pigghia, lascia e piglia, lascia e piglia, interrotta venti volte. Suona il telefono, si perde il filo, si ricomincia, la pentola a pressione fischia. Tutto daccapo. In fondo tutte le scuse sono state buone. Finiamola con gli alibi e il vittimismo; si fa di tutto pur di non scrivere di cose che dolgono”.

“La scrittura è un atto di grande solitudine – ha concluso l’autrice – che però ha bisogno di uno sguardo esterno”.

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