Il quartetto lucano composto da due voci femminili e due chitarristi ha proposto un ricco repertorio tra ‘O Sole Mio, Marechiare, Santa Lucia e Non ti scordar di me
Al teatro “Garibaldi” di Avola, “Passione partenopea”, con cui i “Mefitis quartet” hanno celebrato la canzone classica napoletana, ha risuonato negli anfratti della memoria come una musica ancestrale, autentica sinfonia dell’anima. Il gruppo lucano, composto da Tiziana Lobosco(mezzo soprano) Valeria Veltro(contralto), Francesco Latorraca (chitarra) e Gaetano Agoglia(Chitarra), ha proposto un ricco repertorio a cavallo di più secoli, in un linguaggio musicale che ha unito lirismo e sonorità mediterranee.
Nella scaletta hanno figurato: “Dicitencello vuje” un classico della canzone napoletana che, risalente dal 1930, fu composto da Rodolfo Falvo (musica) ed Enzo Fusco(testo); “Marechiare”, borgo di Posillipo e icona del paesaggio partenopeo, il cui evocativo testo del poeta Salvatore Di Giacomo e musicato da Paolo Tosti inizia con “quanno spònna la luna a Marechiare Pure li pisce nce fanno a ll’ammore; “santa Lucia”, pubblicata nel 1849 da Teodoro Cottrau e considerata la prima canzone napoletana tradotta in italiano, con cui si solennizza l’omonimo rione marinaro; “Non ti scordar di me”, composta nel 1935 da Ernesto De Curtis sul testo di Domenico Furnò, e che richiama l’omonimo fiore che sboccia in primavera, la stagione degli amori. Sullo sfondo di una Napoli sognante, malinconica e sensuale le due cantanti con voci, l’una duttile, agile, capace di virtuosismi, l’altra ricca, scura e vellutata, sempre accompagnate dai chitarristi la cui tecnica elevata ha consentito passaggi rapidi e complessi, hanno intonato anche: ‘O surdato ‘nnamurato che celebra l’amore viscerale e nostalgico; “Reginella”(Libero Bovio), racconto nostalgico di un amore finito; “O sole mio”(Capurro/Di Capua) un inno alla passione, al calore e alla vitalità napoletana. Musiche, dunque, del mare Nostrum, risonanze interiori di moti ondosi.










