Le Nuvole di Calenda, come vuole la “tradizione”

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”di Marilena Toscano”][vc_single_image image=”22476″ img_size=”large” alignment=”center”][vc_column_text]Le Nuvole di Aristofane, andata in scena il 3 agosto al Teatro greco di Siracusa, in una afosissima serata di agosto, tra una marea di ventagli svolazzanti ha riportato – senza nulla togliere alle tragedie che hanno segnato un passo deciso ancora in avanti nella sperimentazione moderna del teatro – alla pura, o quasi,  essenza del teatro classico. In pochi hanno potuto storcere il naso,  sui costumi border line con la tradizione ( vedi Aristofane), ma soprattutto sulla traduzione e il linguaggio scenico più incline all’originale impostazione alla quale il pubblico meno disposto all’innovazione ha plaudito soddisfatto. E’ vero che Antonio Calenda –  regista fondatore del Teatro Sperimentale Centouno nel 1965 con Gigi Proietti, Piera Degli Esposti,  e che ha al suo attivo più di 150 rappresentazioni teatrali – ha dichiarato che la “sua” commedia è brechtiana, surreale, inquieta e crudelmente comica, ma, ciò nonostante, si è respirata un’aria più rilassata e rassicurante, in un certo senso, forse proprio perché si è colto il lieve ma significativo contrasto con lo stile delle tragedie, delle quali  Baccanti è ancora in scena.  Nel bianco dominante sul palco, quest’anno più degli anni precedenti invaso da effetti luminosi visto lo spostamento dell’orario d’inizio alle 20, fluttuano in una suggestione di colori tenui tra il lilla e il rosa, le Nuvole, inquiete, pericolose, mutevoli, insinuanti: un coro di Nuvole dai grandi cappelli come piumini, effetto coreografico di grande impatto, si muovono sulla scena creando nembi e cumulinembi, mimando ombre e temporali. Dall’alto scendono le Nuvole, Noemi Apuzzo, Rosy Bonfiglio, Luisa Borini, Verdiana Costanzo, Laura Pannia, muovendosi in una danza ammaliante, ipnotica.  Sulle musiche di Germano Mazzocchetti difficile rimanere fermi senza almeno segnare il ritmo con un piede, grazie anche al distanziamento che l’organizzazione ha gestito impeccabilmente.  Calenda, questa la sua ottava regia e alla sua prima commedia al Teatro greco dopo sette tragedie,  si è confrontato con la traduzione dal greco di Nicola Cadoni. Un Socrate (Antonello Fassari), incisivo divertente ma anche drammatico che rispettando l’Autore, rende tutto il pensiero “politico” di Aristofane: autore e regista di se stesso (Stefano Santospago), che non lascia mai soli i suoi interlocutori, si batte perché il discorso migliore (Stefano Galante), sia vincente sul discorso peggiore ( Jacopo Cinque), mentre le corifee ( Galatea Ranzi e Daniela Giovanetti), fanno la loro parte in un gioco di scambi e battute degne della più attuale e divertente commedia. Non perde infatti la vis comica l’intera rappresentazione, e persino sul drammatico rogo finale, effetto scenografico di grande impatto, si è risucchiati nel vortice del divertimento.  Un debutto per le Nuvole celebrato da applausi calorosi – è proprio il caso di dirlo – che spegne, sulle note finali di una musica travolgente, persino  quel velo di stanchezza dovuto alle due ore e dieci minuti di spettacolo.  Spettacolo!

 

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