[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/CSaBRPQTOSc”][vc_column_text]Una mostra multimediale della Fondazione Istituto Nazionale del dramma antico, a cura di Marina Valensise e con la supervisione di Davide Livermore, per immergersi nell’atmosfera del teatro greco di 100 anni fa e rivivere un’impresa tra foto d’epoca, documenti d’archivio e un suggestivo spazio del tempo.
Riesumate dal silenzio degli archivi, una serie di fotografie d’epoca del siracusano Angelo Maltese (1896-1978), riproducono lo spettacolo delle Coefore di Eschilo, messo in scena nel 1921 per la ripresa delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa, avvenuta dopo un’interruzione di sette anni dalla prima stagione del 1914, a causa della Grande Guerra e dell’epidemia di febbre Spagnola.
Sono foto in bianco e nero che riproducono uno spettacolo storico attraverso gli attori della compagnia VariniBertiMasi, le pose delle Coefore, coi lori cori affidati alle fanciulle siracusane, le immagini delle scenografie e dei costumi di Duilio Cambellotti. Testimoniano di un’impresa straordinaria nata dall’energia e dalla lungimiranza di un gruppo di mecenati siracusani riuniti intorno ai fratelli Filippo e Mario Tommaso Gargallo di Castel Lentini, che contribuirono personalmente alla rinascita del Teatro Greco e alla produzione di spettacoli en plein air fra le rovine del celebre monumento del VII secolo avanti Cristo, scolpito nella roccia calcarea del Colle Temenite.
A partire da questa raccolta di fotografie, la Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico ha allestito una mostra multimediale, per ricordare la nascita di un’istituzione ormai ultracentenaria e gli ottimati che la resero possibile.
Una prima sezione è dedicata ai protagonisti dell’impresa: il conte Mario Tommaso Gargallo di Castel Lentini; l’archeologo Paolo Orsi; il grecista Ettore Romagnoli, fino al 1928 direttore artistico delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco; il compositore Giuseppe Mulè, autore delle musiche e dei cori delle Coefore ispirati ai nòmoi greci che erano sopravvissuti secondo Alberto Favara nei canti popolari siciliani; l’artista Duilio Cambellotti, autore delle scenografie e dei costumi. Particolare attenzione è dedicata alla produzione dello spettacolo di cent’anni fa che vide coinvolti i docenti e gli allievi della locale Scuola d’Arte applicata all’Industria per l’esecuzione dei bozzetti di Cambellotti, i sarti e i costumisti come Manrico Bonetti di Padova, e gli attori della Compagnia Varini-Berti-Masi.
Orari: la mostra è visitabile su prenotazione. Per informazioni e prenotazioni scrivere all’indirizzo email elena.servito@indafondazione.org[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]






